La Terra è Piatta e il Sole le Gira Attorno!

 

Dall Corriere on Line:

Astronomo iracheno: «La Terra? È piatta»

L’affermazione in diretta del «ricercatore» Al-Said, che parlava al pubblico a casa e con un collega in studio

BAGDAD – Ha acceso una vivace discussione in rete un video tratto da una trasmissione andata in onda qualche mese fa su una tv irachena. L’argomento della puntata era: «La Terra è piatta?». Sul canale Al Fayhaa l’«astronomo e ricercatore» iracheno Fadhel Al-Said, parlando nelle case del sistema solare, e con un collega fisico in studio, afferma che «il nostro pianeta è piatto».

MEMRI – Alcuni stralci della puntata è stata messa online e con i sottotitoli in inglese dal sito «Memritv», del Middle East Media Research Institute, l’istituto di Wahington che esplora il Medio Oriente attraverso i media della regione. Qualche mese fa fece scalpore un altro filmato, questa volta trasmesso dagli schermi della televisione controllata da Hamas, Al-Aqsa e del suo personaggio per i bambini «Farfur» – il Mickey Mouse dei Territori occupati che incitava all’odio verso gli israeliani. BARCA – Nel corso del dibattito «scientifico», ognuno dei due «esperti» cerca di dare credito alle proprie teorie con delle affermazioni alquanto semplicistiche e molto confuse: «Quando osservate una nave che dal mare raggiunge la costa, la prima cosa che vedete è l’albero dell’imbarcazione. Poi vedrete la prua ed eventualmente la barca intera», è la dichiarazione di Al-Tael. Il fisico iracheno cerca di argomentare che per lui il nostro pianeta è rotondo anche grazie «alle ricerche e alle foto scattate da satelliti, apparecchiature moderne e shuttle».

«IL SOLE E’ PIU’ PICCOLO DELLA TERRA» – Ma Al-Said, ribatte: «Quando dalla spiaggia guardate in lontananza – tutto ciò che vedete è in quella distanza ‘sfuocata’. Più tardi, mentre la barca raggiunge la spiaggia o il porto vedete la parte superiore. Come la vedete? Nessun medico è ancora stato in grado di capire come funzioni l’occhio». Al-Said choisa poi con una tesi sorprendente: «il sole gira intorno alla Terra perchè è più piccolo della Terra – come è evidente nei versi del Corano».

Elmar Burchia

Il link del video:

http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?idCanale=Scienze&filtro=Tutti&pagina=1&passo=5&uuid=a6ee7a44-fe51-11dc-a6ac-00144f486ba6&navName=1

Parenti di Mimmo?

 

Captatio Benevolentiae Mimmorum

CAPTATIO BENEVOLENTIAE MIMMORUM
 
Preghiera della sera a due voci: Pat e Zel
 
Ave, o Mimmo,
pieno di H,
l’italiano è con te.
Tu sei maledetto da tutta la Crusca
e maledetto è il frutto dei verbi tuoi tabù
Santo Mimmo,
mandato dal Papa
diverti noi infedeli.
Adesso e per sempre nei nostri blog.
Amen
 
Pat e Zel

Processo giusto o meno? Punto di vista storico-giuridico.

PROCESSO A GESU’

Un qualsiasi fatto storico deve essere, se storico è per l’appunto, calato nel contesto storico, politico e culturale dell’epoca in cui si svolge. Lo stesso deve valere per quello che è stato il processo di tale Gesù, uomo appartenente all’ethnos ebraico, originario della Galilea.

Ricordo che la Galilea era nata nel 6 p.e.V. (pre era Volgare=a.C) a seguito della morte di Erode il Grande, che tra il 37 p.e.V. e il 6 p.e.V. aveva unificato sotto il proprio potere tutta la Palestina. Alla sua morte essa fu suddivisa secondo l’importanza dei suoi figli: ad Archelao toccò la parte migliore (tra cui la Giudea), a Erode Anitpa la Galilea e a figli minori, minori pozioni del territorio paterno. Nel 6 e.V. (era Volgare=d.C.) Achelao fu deposto e il suo territorio passò sotto il potere imperiale romano come provincia a capo della quale fu messo un procuratore di rango equestre. Tra il 26 e il 36 e.V. rivestì tale carica Ponzio Pilato.

Ci ritroviamo quindi in una situazione di oppressione politica proprio nel centro primario della religiosità e della classe politica ebrea, che, con il passaggio sotto l’autorità romana, aveva perso diritti e prestigio. Fu introdotto il culto olimpico sul territorio e, sebbene non si sia mai obbligato a una conversione, il rischio di instabilità, oltre che politica, anche religiosa era gravissimo: la classe dirigente infatti, oltre ad essere una classe politica di comando, si identificava con l’aristocrazia sacerdotale, in una commistione di politica e religiosità su cui tale classe, forte della discendenza mitico-storica dai Patriarchi, impostava il proprio potere.

Fatto sta, che Gesù, postulata la sua effettiva esistenza storica, fosse originario di Galilea (per es. si veda Mt. 2,23 o Gv. 1,45), quindi non solo non era sotto l’autorità romana, ma ovviamente non era cittadino romano. Di contro come ebreo, era sotto l’autorità religiosa che, nonostante si trovasse in Giudea, affondava comunque la sua influenza anche sul territorio non propriamente politicamente di sua competenza (per capirci: il Papa vale come autorità religiosa e morale anche fuori dal suo territorio, il Vaticano). C’è comunque da ricordare che Gesù non limitò la sua opera alla Galilea, ma si spostò per tutto il territorio Palestinese propriamente detto, tale per cui entrò sotto la giurisdizione del Gran Sinedrio di Gerusalemme. La sua cattura, tra l’altro, avvenne proprio su territorio Giudeo.

Ora, detto questo, perché fu catturato?

Esulando le tematiche prettamente di Fede Cristiana, bisogna calare le sue predicazioni nell’ambiente socio-religioso dell’epoca. La religione in cui si muoveva era quella Ebraica, che, come sappiamo se prendiamo in mano le tavole delle leggi mosaiche e il Levitico, aveva un corpus di leggi e regole ben precise, con conseguenti pene per i trasgressori. Erano a tutti gli effetti, per l’epoca, un corpus giuridico e penale (mi si scusi l’uso magari improprio di tali termini, ma non sono una giurista e li applico nel normale senso d’uso).

C’è da chiedersi come, quindi, Gesù contravvenne a tali leggi, e la risposta è fornita dai Vangeli stessi. Ecco l’elenco delle “effrazioni” attuate nel coso della sua vita pubblica:

1.       Critiche e diffamazioni ai danni dei Farisei (che erano l’autorità religiosa ebrea): Mt. 15,14; Mt. 23,33 e Mt. 23,27.

2.       Critiche e diffamazioni ai Sadducei (classe aristocratica e sacerdotale ebrea): Mt. 16,6 e Mt. 22,29.

3.       Violazioni delle leggi mosaiche (soprattutto quella del Sabato): Mt. 12,11-13; Gv. 5,9; Gv. 9,14-16; Gv. 5,16. Da specificare che Gesù sì guarì il sabato, ma non malati in pericolo immediato di vita, ma persone con malattie croniche come l’atrofia muscolare, che quindi non comportavano alcun rischio per la persona così affetta.

4.       Rischi di sommosse e violenze tra la popolazione: Gv. 11,47-48.

5.       Bestemmia (si pone allo stesso livello di Dio, dice di esserne il Figlio o il profeta): Mt. 11,27; Mt. 16,13; Gv. 5,17; Gv. 8,19; Gv. 10,30; Gv. 15,23, Mt. 26,64; Mc. 14,62; Lc. 22,69; Lc. 7,16; Lc. 24,19; Mc. 2,7.

6.       Vilipendio all’autorità regale: Lc. 13,32.

7.       Vilipendio e violenza contro il Tempio: Mc. 11,15; Mt. 21,12; Lc. 19,45 e Gv. 2,14. La cacciata dei venditori dal Tempio era ingiustificata perché, secondo le leggi della Torà, essi non solo avevano l’autorizzazione e il diritto di stare lì, ma svolgevano una fase fondamentale per il culto, come cambiavalute (le donazioni al Tempio potevano essere fatte solo in moneta di Tiro, quindi i pellegrini dovevano cambiare i propri coni per poter partecipare alla vita religiosa del luogo sacro) e come venditori di animali per i sacrifici a Dio (che dovevano avere caratteristiche specifiche e molto rare).

Detto questo, il comportamento di Gesù fu dunque inaccettabile e blasfemo agli occhi delle autorità politiche e religiose dell’epoca, che secondo il proprio diritto (inteso come Leggi e Codice Penale) procedettero in piena legalità alla cattura e al processo, compresa la sentenza di pena di morte.

Piccolo appunto: il Gran Sinedrio aveva il diritto di condannare a morte un uomo, ma non di applicare praticamente la sentenza. Per questo si dovettero rivolgere all’autorità imperiale romana, che però non ammetteva come pena di morte la lapidazione (cosa invece che sarebbe capitata a Gesù se fosse stata attuata la sentenza di morte secondo le leggi mosaiche per il crimine di bestemmia soprattutto, Dt. 18,15-22; Lv. 24,15-16). Fu quindi condannato alla crocefissione come prescriveva l’usanza romana per ribelli, sediziosi, plebei e schiavi (ovviamente un romano non poteva condannare un uomo di un’altra fede religiosa per blasfemia, in quanto non era di competenza romana dichiarare quali culti fossero ortodossi e quali no per una religione diversa dalla propria!). Dovettero trovargli quindi un altro capo di accusa e si optò per ribellione-sedizione, in quanto con le sue predicazioni in disaccordo (parziale o completo non importa) con l’autorità religiosa ebrea ufficiale poteva dar vita a sommosse civili o altri disordini o movimenti socialmente potenzialmente pericolosi.

NOTA: ho citato come passi solo quelli dell’Antico Testamento per le leggi che regolavano diritti, doveri e pene perché sono quelli più di facile reperimento e riferimento per noi. All’epoca vigevano molti altri testi rabbinici di riferimento a cui ci si adattava per i processi, ma non appartengono alla nostra propria cultura né bagaglio culturale. Per chi fosse interessato a consultare anche questi testi rimando all’articolo citato nella Bibliografia qui sotto di Corrado Marucci, di facile reperimento su internet.

BIBLIOGRAFIA:

Diritto ebraico e  condanna a morte di Gesù, di Corrado Marucci, S.I.

Bibbia di Gerusalemme, Cei, 1971

Atlante Storico Garzanti, Garzanti, 1999

Solo sotto anestesia!

Giravo per Resistenza Laica e ho beccato sto articolo… Ma è vero?!?!?!

Io non ci credo!

Godetevelo (ma non troppo)!!!!!!

Masturbazione? Solo in anestesia totale

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Graziella Bertozzo   

domenica 02 marzo 2008

Certo, la sessuofobia della chiesa cattolica pone molti problemi a chi intende seguire le sue regole. Un esempio, reperito sul sito dell’Agenzia Internazionale di stampa cattolica Zenit, ci viene dalla risposta a questa domanda:

Che cosa dice la Chiesa Cattolica del prelievo del seme attraverso la masturbazione a scopo diagnostico?

Risponde la dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (ma anche di Alleanza Cattolica…) :

"La diagnosi della fertilità maschile attraverso l’analisi del seme non è per sé immorale. Nessun esame diagnostico è infatti sbagliato in quanto diagnostico; semmai può esserlo per le motivazioni con cui viene richiesto – es. l’aborto eugenetico -, o per i rischi connessi.
Occorre tuttavia che il metodo di prelievo sia morale, e perciò che sia evitata la masturbazione. La masturbazione è infatti un grave male morale, in quanto scolla radicalmente la sessualità dal suo senso e il piacere sessuale dal suo contesto specifico (nella fattispecie da quell’atto coniugale caratterizzato da un significato procreativo e da un significato unitivo); come tale non può mai essere giustificata, nemmeno per un fine buono. Perché un’azione sia buona, infatti, occorre che anche i mezzi siano buoni, o comunque non immorali, dal momento che il fine non giustifica i mezzi.
Come precisa l’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede Donum Vitae (1987), “la masturbazione, mediante la quale viene normalmente procurato lo sperma, è un […] grave segno di tale dissociazione [fra i due significati dell’atto coniugale]; anche quando è posto in vista della procreazione, il gesto rimane privo del suo significato unitivo” (n. 6)
Esistono tuttavia tecniche di prelievo del seme eticamente accettabili anche in assenza dell’atto coniugale, come la MESA (Microsurgical Epididymal Sperm Aspiration, cfr. M.L. Di Pietro-E. Sgreccia, Procreazione assistita e fecondazione artificiale tra scienza, bioetica e diritto, La Scuola, Brescia 1999, p. 33). Questo metodo richiede l’anestesia generale del paziente* e permette di recuperare spermatozoi che non hanno, però, completato il primo ciclo di maturazione (e ciò richiede un processo di capacitazione in laboratorio abbastanza elaborato).
Si è tentato anche il metodo chiamato VIRICAR o elettroeiaculazione (cfr. E. Sgreccia, Manuale di bioetica, Vol. I, Vita e Pensiero, Milano 1999, pp. 431-439) che stimolerebbe l’emissione del seme (con spermatozoi più maturi, dunque) senza provocare orgasmo, ma le cui possibilità di diffusione, a causa degli elevati costi e delle incertezze di applicazione, non sono alte. Un altro metodo moralmente lecito è il prelievo dello sperma nell’uretra dopo polluzione involontaria (cfr. ibidem), per quanto di difficile realizzazione. In realtà, il mancato perfezionamento di tali tecniche e la scarsa diffusione sono dovuti alla mentalità fondamentalmente edonistica, che non vede nella masturbazione un male, a maggior ragione quando avviene per scopi diagnostici o terapeutici. Rappresentando un sistema facile, economico e abbastanza efficace, il reperimento del seme tramite masturbazione è divenuto prassi ordinaria, spesso neppure messa in discussione. Eppure non si può nascondere che rappresenti anche psicologicamente, oltre che eticamente, un elemento di difficoltà per gli uomini, che talora rinunciano alla diagnosi proprio a causa dell’umiliazione e dello squallore che la fase di prelievo del seme comporta.
Va inoltre detto che tali indagini diagnostiche al di fuori – ma spesso anche all’interno – del matrimonio partono molte volte già con una scorretta idea di apertura alla vita, ed un conseguente orientamento chiaramente rivolto alla fecondazione artificiale.
Per i coniugi – o comunque in presenza di “attività sessuale” – la raccolta del seme può avvenire in corrispondenza di un rapporto coniugale, attraverso la raccolta dello sperma nel fondo della vagina, nell’uretra in cui resta un residuo, nella vescica insieme con le urine (trattate con soluzione antiacida) in caso di eiaculazione retrograda (ibidem). Può altresì avvenire con l’utilizzo durante il rapporto di un preservativo perforato*, al fine di trattenere parte del seme e tuttavia di non dare origine ad un atto contraccettivo (con condom perforato un eventuale concepimento naturale sarebbe possibile). Naturalmente si può usare anche un preservativo integro, o si può ricorrere al coito interrotto con successiva immediata raccolta del seme in capsula sterile, ma in questi casi si ha di nuovo un’azione moralmente illecita, di tipo contraccettivo, che scinde positivamente l’atto coniugale dal suo significato procreativo."

[n.d.r.] *Pare che vi siano dei medici anestesisti che iniziano a praticare l’obiezione di coscienza contro le anestesie ideologiche e farmacisti che la praticano contro i preservativi perforati…
No No e poi No Vat

Ghed.y ne ma myn?

Ghed.y ne ma myn?
Sen-nw.w byn, henmesw.w ny.w myn ne mer-ny!
Ghed.y ne ma myn?
Hawn.w yb.w se neb her yte.the.t sen-nw.fy!
Ghed.y ne ma myn?
Yw sef aq.w nhet-he ha.w ne bw neb.
Ghed.y ne ma myn?
Hetep.w her byn red.w yref bw-nefer re ta me set nebe.t!
Ghed.y ne ma  myn?
Sharw se me sp.ef byn sesbet.ef bw-neb me yw.f ghw.
Ghed.y ne ma myn?
Yw hagha.tw se neb her yt.et sen-nw.f!
Ghed.y ne ma myn?
Betw me aq-yb sen yrrw hena.f heper.w me hefry.
Ghed.y ne ma myn?
Ne sha.tw sef ne yr.et ne yr.w me ta-a.t.
Ghed.y ne ma myn?
Sen-nw.w byn ynn.tw me ghreghr.w re met.yt ny.t yb!
Ghed.y ne ma myn?
Her.w hetem se neb me her me herw re sen-nw.w.f.
Ghed.y ne ma myn?
Yb.w awn.w nen wn yb ny se rhen.tw he.f!
Ghed.y ne ma myn?
Nen maaty.w! Ta sp.w ne yr.w ysf.et!
Ghed.y ne ma myn?
Yw schw me aq.yb ynn.tw me hemmw re seh.t n.ef.
Ghed.y ne ma myn?
Nen her yb pefa schem hena.f nen sw wn!
Ghed.y ne ma myn?
Yw.y atep.ekw her may ne gaw aq-yb!
Ghed.y ne ma myn?
Nef hw ta nen wn ph.wy.fy.
Jw myt me her.y me myn.
 
(Le y e le i sono state traslitterate come Y).
 
A chi parlerò oggi? I fratelli sono maldisposti, coloro che dovrebbero essere gli amici di oggi non sono in grado di amare. A chi parlerò oggi? I cuori sono avidi e chiunque si impossessa dei beni del proprio fratello! A chi parlerò oggi? La pietà è sparita e l’insolente è calato in ogni uomo. A chi parlerò oggi? Uno è soddisfatto a causa del male, ed il bene è stato pertanto buttato a terra ovunque! A chi parlerò oggi? Colui che dovrebbe mandare in collera un uomo con la propria azione malvagia, essa fa ridere tutti con la sua ingiustizia e cattiveria. A chi potrò parlare oggi? Si deruba ogni uomo, rapinando anche il proprio fratello! A chi parlerò oggi? Il mascalzone è amico intimo ed il fratello, con il quale uno agiva, è diventato un avversario. A chi potrò parlare oggi? I fratelli sono maldisposti, ed è agli estranei che uno si rovolge per trovare la rettitudine! A chi parlerò oggi? I volti sono inespressivi e ogni uomo volge lo sguardo scoraggiato verso i propri fratelli. A chi parlerò oggi? I cuori sono avidi, e non c’è cuore di uomo  su cui fare affidamento! A chi parlerò oggi?  Non ci sono più uomini giusti! Il paese è abbandonato a coloro che hanno commesso il male! A chi potrò parlare oggi? Si è privi di un amico intimo, ed è a uno sconosciuto che si ricorre per farlo partecipe. A chi potrò parlare oggi? Non c’è più un uomo pacifico e quello con cui uno si accompagnava, non esiste più! A chi potrò parlare oggi? Io sono oppresso dalla disgrazia per la mancanza di un confidente! A chi potrò parlare oggi? L’ingiustizia che ha colpito il Paese non ha fine!
La morte è ai miei occhi.
Da: Dialogo di un uomo con il suo ba
1994-1781 a.C.
Egitto
versi 103-130
papiro 3024, Berlino 

Testamento di Tito

In sti giorni sto lavorando sui 10 Comandamenti, ma mi sono arenata per la mancanza sistematica delle fonti. Nel senso che vengono citate per giustificare affermazioni ma non sono reperibili dal pubblico.. quindi non posso controllare che dicono!
Fatto sta che mentre tiravo testate al muro, la Giada mi ha mandato questa canzone e l’ho trovata assai Calzante e Intelligente… così ecco qui il testo!
 

Il testamento di Tito

Fabrizio De André

Non avrai altro Dio, all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.

Onora il padre. Onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l’ho rispettato
vuotando in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami, così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore,
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo
.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono
.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore.

Genealogia biblica fino a Levi

Ci ho impiegato 2 giorni, con la Bibbia come unico testo di riferimento… è un devasto: da Abramo in poi sono tutti incesti e intricate parentele bi-direzionali… non ho ripotato le storie parellele (come Dina, figlia di Giacobbe, rapita, violentata, sposata, vedovata ecc…) e i rami minori delle famiglie. Nemmeno mi sono chiesta come fanno Caino e Set a procreare, visto che l’unica donna sulla terra, stando SOLO alla Genesi, era loro madre… ehmm….. Buona lettura, se ce la fate.

PS: in azzurro sono le fonti, in rosso il periodo storico e in viola le parentele nei matrimoni o strupri.

 

Genealogia da Adamo a Levi

In origine ci sono solo Adamo e sua moglie Eva (Gen 1,27; Gen 2,7 e Gen 2,22). Origini.

Essi hanno avuto 3 figli: Caino (Gen 4,1), Abele (morto senza discendenza; Gen 4,2) e Set (Gen 4,25).

Di Caino sappiamo i nomi dei discendenti (Gen 4,17-24) fino alla 6° generazione, tra cui Lamech (5° generazione) ebbe due mogli e 4 figli (Gen 4,19).

Di Set conosciamo la discendenza per 8 generazioni (Gen 5,1-32), tra cui Enoch e Matusalemme (5° e 6° generazione; Gen 5,21-22). Con l’ottava generazione nasce Noè (Gen 5,29). Diluvio.

 

Noè ebbe 3 figli (Gen 5,32):

Iafet: ebbe 7 figli e 7 nipoti noti (Gen 10,2-4);

Cam: ebbe 4 figli (tra cui uno chiamato Egitto; Gen 10,6), 24 nipoti noti e 2 bis-nipoti noti (Gen 10,7-18)

Sem: ebbe 5 figli (Gen 10,22) e 5 nipoti noti (Gen 10,23-24). Tra i figli c’era Arpacsad.

 

Di Arpacsad conosciamo la discendenza fino alla 2° generazione (Gen 10,24-25), quando suo nipote Eber generò due figli: Joktan (che ebbe 13 figli; Gen 10,26-29) e Peleg.

 

Di Peleg sappiamo fino alla 4° generazione quando nacque Terach (Gen 11,18-24).

 

Terach generò 3 figli: Nacor, Abramo e Aran (Gen 11,26). 1850 a.C. circa.

ARAN: ha 3 figli: Isca, Milca (che sposa Nacor, quindi suo zio; Gen 11,29) e Lot (che “giace” con le due figlie e genera i Moabiti e gli Ammoniti; Gen 20,33; Gen 20,,23; Gen 20,37-38).

NACOR: ha due donne: Reuma da cui ha 4 figli (Gen 22,24) e sua nipote Milca da cui ha 7 figli tra cui BETUEL (Gen 22,21), che genera 2 figli: Rebecca (Gen 22,23), che sposerà il figlio di Abramo, Isacco (Gen 24,67), e Labano (Gen 24,29), che genera 2 figlie (Lia e Rachele) che sposeranno entrambe il figlio di Isacco e Rebecca, Giacobbe.

ABRAMO ha tre donne: Agar (schiava) da cui ha Ismaele (Gen 16,4 e Gen 16,16), Sara (sua zia, ma non si sa da parte di chi) da cui ha Isacco (Gen 21,2-3) e Chetura (Gen 25,1) da cui ebbe 5 figli e 10 nipoti noti (Gen 25,2-4).

 

Isacco sposa quindi Rebecca (Gen 25,20), sua cugina di II°, che gli genera due figli gemelli: Esaù e Giacobbe (Gen 25,25-26).

-Esaù ebbe 3 o 6 mogli: 2 hittite (Gen 26,34) e una figlia di Ismaele (quindi sua cugina; Gen 28,9) oppure 1 moglie hittita, 1 hurrita e un’altra figlia di Ismaele (hanno nomi diversi dalle prime citate; Gen 36,1-3). Comunque ebbe 6 figli e 13 nipoti (Gen 36,4-5 e Gen 36,10-14).

 

Giacobbe ebbe 4 donne: due sorelle sue cugine di I°, Lia (Gen 29,23-25) e Rachele (Gen 29,29-30); più ebbe anche due concubine: Zilpa (Gen 30,9), schiava di Lia, e Bila, schiava di Rachele (Gen 30,3-4).

-Bila gli diede 2 figli (Gen 30,5 e Gen 30,7) da cui ebbe 5 nipoti.

-Zilpa gli diede  2 figli (Gen 30,10-11 e Gen 30,12-13) da cui ebbe 12 nipoti.

-Rachele gli diede 2 figli: Giuseppe (Gen 30,23),che a sua volta ebbe 2 figli (Gen 41,50), poi adottati da Giacobbe (Gen 48,5), e Beniamino (Gen 35,17-18) che ebbe 10 figli a sua volta(Gen 46,21).

-Lia gli diede 7 figli (Gen 29,32-35 e Gen 35,23) tra cui Ruben (che “giacque” con Bila, la matrigna, Gen 35,22) e Levi. Questi figli gli diedero 25 nipoti (Gen 46,9-14).

 

à quindi Rebecca sposa suo cugino di II° Isacco ed è madre e cugina di III° dei propri figli.

à Isacco è cugino di III° di Lia e Rachele da parte di padre, ma zio di I° da parte della moglie.

àGiacobbe è cugino di IV° di Lia e Rachele dal padre, ma cugino di I° da parte di madre.

àil tutto senza calcolare che Nacor sposa sua nipote e che quindi i rapporti sono molto più complessi!!!!!!! Milca, infatti, è madre ma anche cugina di I° dei propri figli!

 

Da Levi ci si ricollega in 2 generazioni a Mosè e suo fratello Aronne.