Lettera Aperta… però ti banno!

Dopo la Fantastica Conversazione pubblicata un po’ di tempo fa (http://afuocolacuria.spaces.live.com/default.aspx?_c01_BlogPart=blogentry&_c=BlogPart&handle=cns!F9B14DBCCD750386!4122), non ho mai smesso di seguire appassionatamente le "bellissime" discussioni intrattenute sul forum http://gioventucristiana-forum.135.it/ di Gioventù Cristiana, gestita dal "mitico" Pietro Serra (20 anni), che ha pure un blog tutto suo: http://pietroserra.blogspot.com/.
Tra le poche nuove perle del forum (che conta una moria di partecipanti paragonabile solo alla Crisi Delle Vocazioni della Chiesa), ecco che ho scovato: Esiste l’Ateismo? nella sezione METAFISICA (non trovo il link diretto alla discussione, mi spiace).
Qui di seguito pubblico quasi tutta la "discussione" tenutasi, ma vi faccio notare che, nonostante sia stato proclamato enlla prima riga del primo post che l’intento è quello di pubblicare una Lettera Aperta per tutti gli Atei, nel giro di altri 2 post gli unici due partecipanti alla discussione vengono bannati vita natural durante dal piissimo Pietro.
Buon Divertimento:
 

Pietro Serra:
Questo mio pezzo più che una riflessione
vuole esser una lettera aperta verso chi si dice "dichiaratamente" ateo.
Mi chiedo come può esser ateo chi in continuazione ha sulla bocca il nome di Dio, lo bestemmia, e nel parlarne civilmente si surriscalda e accanisce contro la sua figura.
Mi chiedo anche come si può ringraziarlo (vedi frasi del tipo "Ringrazio Dio di esser ateo") se poi si crede che tale Entità non esista.
Vedo anche alcune associazioni, che sostengono che l’ora di religione sia inutile e per questo proporrebbero agli studenti percorsi alternativi sostenendo che questa sia la vera libertà. Ma secondo voi a 11 anni un ragazzo che dalle elementari passa alle scuole medie, è pienamente cosciente se è ateo o meno, oppure tale materia gli servirà per maturare il suo credo o ateismo? E poi, perché se uno non sceglie come vorrebbero loro dev’essere insultato o schernito? (…)
Addirittura qualcuno chiede di esser sbattezzato… Ma scusate, se non credete cosa vi cambia avere il Battesimo o meno? Non vi basta forse non frequentare la Chiesa e starvene per i fatti vostri senza seccare la pazienza di chi invece crede in Dio e vuole professare liberamente la propria fede? O non sarà forse che implicitamente riconoscete nell’acqua battesimale qualcosa in più di un semplice "bagnetto"?
Alcuni dicono a me, così come alla stragrande maggioranza di cattolici praticanti, di esser bigotto, integralista, moralista ecc.
Ma voi perché vi scagliate sempre contro noi cattolici e mai contro altri? Dopo tutto gli atei non credono in Dio ma di religioni ce ne sono tantissime. Non sarà che sotto sotto celate un po di odio anti cristiano? O forse non vedete la deriva del vostro pensiero illuminista?
Con l’avvento di internet poi vedo che la battaglia contro i cattolici si fa sempre più intensa con l’esposizione nei blog di banner anti Papa o con l’immagine di croci o Gesù sbarrate come da un divieto. E la cosa più aberrante è che si utilizzano le menti fragili dei più giovani plagiandoli per compiere ciò che essi vorrebbero.

 

Marcus

Ciao, penso di essere la persona adatta per rispondere ai tuoi dubbi. (…)Diciamo che posso definirmi come un ateo con forti simpatie buddhiste (ci tengo a precisare che le due cose non sono in contrasto).

Questo mio pezzo più che una riflessione vuole esser una lettera aperta verso chi si dice "dichiaratamente" ateo. (…)”
Be’ questa è una maniera sbagliata di vedere le cose. Certe espressioni sono ormai comuni nella nostra lingua e vengono usate a prescindere dal loro significato originale e letterale. Dire che una legge è "sacrosanta", che "grazie a Dio" un esame è andato bene, che un distributore di benzina è come "manna dal cielo" non significa aderire a un particolare pensiero o religione… sono abbastanza convinto che, anche in un futuro ipotetico in cui la religione cristiana non dovesse esistere più, queste espressioni rimarrebbero in uso, allo stesso modo in cui oggi si può parlare di "amore platonico" senza aver idea di chi fosse Platone, o si può dare a qualcuno del "cinico" o dello "scettico" senza aver idea di cosa fossero le scuole del Cinismo e dello Scetticismo nell’antica Grecia (anche perché altrimenti ci si renderebbe conto di quanto inappropriate siano queste parole).
(…)L’espressione "Ringrazio Dio di esser ateo", poi, suona certo come un bel paradosso, ma mi pare evidente quanto innocuo l’intento ironico con cui viene usata.

Per quanto riguarda la bestemmia, intanto vorrei precisare che non tutti gli atei bestemmiano. (…)

“Vedo anche alcune associazioni, che sostengono che l’ora di religione sia inutile e per questo proporrebbero agli studenti percorsi alternativi sostenendo che questa sia la vera libertà. (…)E poi, perché se uno non sceglie come vorrebbero loro dev’essere insultato o schernito?”
Anche qui la prospettiva mi sembra sbagliata, tanto che non so nemmeno da dove partire. Intanto quella che si discute non è l’"ora di religione" ma "l’ora di religione cattolica", e soprattutto la sua obbligatorietà (per sottolineare questa importante distinzione d’ora in poi la chiamerò OREC – ora di religione esclusivamente cattolica). Qualcuno (valdesi, ebrei) propone da anni di trasformare l’OREC in un’ora di storia delle religioni, ma la cosa non piace molto agli ambienti vaticani e di fatto non se ne discute nemmeno.  (…) Ah a proposito, l’ho sottinteso finora ma è bene sottolinearlo meglio: non sono mica solo gli atei a essere contrari all’OREC a scuola. Lo sono anche tutti gli aderenti a qualunque altra confessione; tutti, insomma, tranne i cattolici, e nemmeno tutti fortunatamente (vedi le dichiarazioni di Messori in merito). Lo sono proprio in nome della libertà d’espressione e di coscienza che tu evochi.

Addirittura qualcuno chiede di esser sbattezzato… (…)”
(…) mi limito a riportare la dichiarazione della prima spagnola che ha fatto apostasia tramite sbattezzo con procedura civile: "qualcuno mi ha iscritto senza permesso a un club di cui non intendo fare parte".

“Ma voi perché vi scagliate sempre contro noi cattolici e mai contro altri? Dopo tutto gli atei non credono in Dio ma di religioni ce ne sono tantissime. (…) “
Facile: per la vasta presenza e influenza degli ambienti cattolici e vaticani in Italia. Un ateo in Arabia Saudita dissentirebbe col regime musulmano, in India criticherebbe il sistema sociale induista, nell’Unione Sovietica di Stalin si sarebbe opposto alla dogmatica Lysenkiana; non vedo dove stia il problema.

(…) E la cosa più aberrante è che si utilizzano le menti fragili dei più giovani plagiandoli per compiere ciò che essi vorrebbero.”
Quindi, tu dici, i giovani hanno menti tanto fragili che forzando in loro dei concetti troppo presto si rischia di compromettere la loro capacità di scelta e di giudizio?
Ne hai tenuto conto quando parlavi dell’ora di religione?


Pietro Serra:

Il punto di vista carissimo è che con gli atei abbiamo chiuso.
Vai a fare il fake da qualche altra parte.
Ban permanente.

 

Vitalij:

Visto che nel post venivano criticati proprio gli atei, penso che il diritto di replica ce l’abbiano.
Se si sceglie di chiudere con gli atei, bisogna anche smettere di parlarne
.

 

Pieto Serra:

Scusa l’arroganza ma ognuno in casa sua parla di ciò che vuole…

 

Vitalij:

Sei proprio un bravo Cristiano a criticare delle persone senza permettere loro di difendersi…
Dimostri una grande apertura mentale.

Serra:

Se è per questo gli atei bestemmiano, offendono chi non la pensa come loro ecc.
Sai che ti dico? Se lo fanno loro lo faccio anche io e non me ne può "fregar de meno".
Poi sei libero di pensare ciò che vuoi, campo lo stesso

 

Vitalij:

Dal Vangelo secondo Matteo:
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio, dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda, e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle. (5, 38 – 42)

Marina:

Mi sembra che le cose stiano prendendo una piega spiacevole.
Il nuovo indirizzo del forum è chiaro; si può essere d’accordo o meno, ma è inutile cercare la discussione quando non c’è niente da discutere..

 

Vitalij:

Se ho capito bene, l’indirizzo del forum è espresso nelle seguenti parole:

Dichiariamo da subito la più totale e assoluta fedeltà al Magistero di Santa Romana Chiesa.
Per questo teniamo a precisare che non siamo nè di stampo tradizionalista, tantomeno di stampo progressista e per questo non saranno tollerati nè insulti, nè obiezioni a quanto la Santa Chiesa insegna ed ha insegnato nel corso dei secoli in particolare nel Concilio Vaticano II

Magna Charta, punto 2

Mi risulta, correggetemi se sbaglio, che il magistero è composto dai testi di Diritto canonico, dalle varie stesure del Catechismo della Chiesa Cattolica, dalla pubblicazione annuale degli Acta Apostolicae Sedis e degli Annuari Pontifici.
Vorrei sapere se in queste fonti si afferma che è giusto:
1. Rifiutare il dialogo con gli atei;
2. Criticare alcune persone senza dare loro diritto di replica;
3. Applicare la legge del taglione.
Perché a me risulta che tutti e tre i punti siano violazioni degli Insegnamenti di Cristo.

Serra:

Allora, con gli atei ho chiuso. Tu invece stai ancora a rompere. Ora faccio fuori anche te.
Ban permanente.

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Ridotti a Sudditi?!

Francamente, non so nemmeno come commentare la notizia data dai Giornali di tutta Italia riguardante la commemorazione dei caduti Vaticani il giorno della commemorazione del ricongiungimento di Roma allo stato Italiano (http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1330&Itemid=1). Il rappresentante dell’Italia, di noi tutti italiani, del popolo italiano, non ha ricordato i nostri caduti, i caduti italiani, i caduti figli del popolo italiano, ma i soldati-mercenari vaticani, i soldati di uno stato estero che occupava illegalmente il nostro territorio, i mercenari che occupavano il suolo italiano.
 
"Incredibile esternazione del Generale Torri, delegato del Sindaco Alemanno alla memoria.
In occasione della celebrazione ufficiale alla Breccia di Porta Pia del XX Settembre, 138° anniversario del ricongiungimento di Roma all’Italia, ostacolato per secoli dal potere temporale dei papi, il delegato del Sindaco, invece di ricordare uno per uno i soldati italiani e i bersaglieri morti per completare l’Unità del nostro Paese, ha preferito ricordare i mercenari del Papa Re Pio IX, assassino di italiani.
Si è chiuso così il cerchio e Roma torna ufficialmente sotto il governo del Papa Re.
"
 
Cosa ne dobbiamo pensare?!
Non so se si tratta di servilismo, di imbecillità, o del contentino al Vaticano dopo la batosta dell’8×1000…
 
"A volte basta proprio poco per strappare un sorriso e la notizia che arriva dall’Agenzia Adista sull’8 per mille, secondo la quale le scelte a favore della Chiesa cattolica nel 2006 sono state l’86% del totale contro l’89,82% del 2005, un sorriso di soddisfazione lo merita. (…) Infatti la riduzione dell’8 per mille in favore della Chiesa, sembra sia dovuta non solo alla diminuzione nel numero assoluto di scelte per la Chiesa, ma anche all’improvviso emergere di circa 800.000 “nuove” firme per lo Stato, che ha visto la propria percentuale schizzare improvvisamente dal 7,6% all’11%. (…) Questo tradotto in soldoni, significa che tale circostanza ridurrà il gettito destinato alla Chiesa a “…un significativo calo, pari a quasi 35 milioni di euro, delle risorse che riceveremo dall’otto per mille."

Resta comunque lo sconcerto: alla prossima festa per l’Unità d’Italia i nostri rappresentanti rimpiangeranno pubblicamente la monarchia?!

Pentateuco e Profezie

Le Profezie dell’Antico Testamento sulla Venuta di Gesù: Pentateuco

Tra le varie profezie che vengono citate per dimostrare la venuta di Gesù, ve ne sono circa 6 tratte dal Pentateuco. Il Pentateuco è la summa di 5 libri (come suggerisce il nome) che narrano la “preistoria” del popolo di Israele. Preistoria giacché era ancora sconosciuta la scrittura per quei popoli (introdotta verso il X sec a.C.). Nel Pentateuco distinguiamo:

          Genesi: tratta della cosmogonia del mondo e sulle mitiche origini di Israele ( ?-1700 a.C.). Composto sotto il regno di Ezechia (716-687 a.C.).

          Esodo: narra le vicende della prima parte della vita di Mosè (fuga dall’Egitto ed esilio nel deserto; 1250- 1210 a.C.). Composto sotto Ezechia (716-687 a.C.).

          Levitico: libro che raccoglie le leggi date da Dio a Mosè. Composto dopo il 586 a.C.

          Numeri: ripresa della vita di Mosè (soggiorno a Canaan; 1200 a.C.). Composto dopo il 585 a.C.

          Deutoeronomio: raccolta delle leggi del popolo ebraico sotto Mosè e Giosuè (1220-1200 a.C.). Composto sotto Ezechia (716-586 a.C.) o sotto Giosa (640-609 a.C.).

Si differenziano, sostanzialmente, dai libri di Isaia in quanto non sono libri profetici né trattano profezie. Sono storie annoverabili nel filone del mito, tipico delle popolazioni mediterranee, che, una volta stabilizzatesi in strutture urbane organizzate, creavano e raccoglievano in corpus più o meno omogenei, i miti trasmessi dalla tradizione orale sulle proprie origini. Con questo, non voglio dire assolutamente che tutto quello narrato sia un mito: vi sono spesso fondamenti storici, poi, però, rielaborati in forma mitico-agonica. Un esempio in tutto simile alle storie bibliche è l’Iliade, poema epico che, partendo da un fatto storico, si evolve sul piano mitico per spiegare le condizioni attuali delle popolazioni trattate e i preludi di tali civiltà.

Detto questo, ecco quali sono le “profezie” che si pensa individuabili nel Pentateuco:

          Gen 3,15: nato da una donna

          Gen 17, 90: discendente da Isacco

          Gen 18, 18: discendente di Abramo

          Gen 49, 10: ultimo discendente della tribù di Giuda

          Deut 18, 15: sarà un profeta

Prima Profezia

Io porrò inimicizia tra te e la donna,tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».” (Gen 3,15)

Il compimento di questa “profezia” è ravvisato in Galati 4,4: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge,” . Ora, non notando io alcun intento profetico nelle parole di Dio che condanna la donna a vivere sulla terra dopo il “peccato originale” e nella constatazione etica sulla lotta che i suoi figli dovranno subire nella dicotomia tra bene e male (Gen 3,11-24), vorrei porre l’attenzione sul passo dei Galati: il “nato da donna”. Non sta a me spiegare la biologia, ma mi sembra abbastanza ovvio che qualsiasi essere umano debba forzatamente nascere da una donna. Liquiderei così, senza tante speculazioni, questo “adempimento” in quanto mero processo riproduttivo comune a tutto il genere animale mondiale.

 Seconda profezia (ne raggruppo due)

E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.” (Gen 17,19)

mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?” (Gen 18-18)

Se la prima “profezia” niente ci dice di Gesù (ma solo che Isacco avrà una discendenza), la seconda non trova compimento alcuno in nessun tempo e luogo. Israele non fu mai una grande nazione né tanto meno potente, ma soprattutto nessuna nazione se non Israele stesso si sente benedetta da Abramo. La frase, infatti, ha come unico soggetto Abramo e non terzi, né tanto meno una sua discendenza. Il che comporta, nella lettura letterale che sto facendo in questi miei articoli, che come tale sia letta: che le nazioni di tutta la terra dovranno sentirsi grate di aver avuto come progenitore Abramo. Purtroppo per Dio (è lui, infatti, che parla e si auto-pone la domanda di Gen 18,18) questo non è mai avvenuto, e sicuramente non avvenne al tempo di Gesù che qui, come in Gen 17,19, non è nemmeno accennato o profetizzato. Sono dunque due passi estrapolati da un testo senza alcun riferimento a nulla che non sia quello esplicitamente detto negli stessi.

Terza Profezia

Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli.” (Gen 49,10)

Qui, si vuole vedere Giuda come progenitore di Gesù, come ricordato dalle due genealogie del Nuovo Testamento (Mt 1,1-16 e Lc 3,23-38). Prendendo così il testo di Genesi, si nota subito come più che una profezia questa sia una speranza dell’interpretazione cristiana: come già ricordato più volte, nessuno stato al mondo obbedisce allo “scettro di Giuda”,  anche a volerlo interpretare come potere dato a Gesù. Solo lo Stato del Vaticano riconosce tale sudditanza, ma un singolo stato è ben lontano dal senso plenario del sintagma “obbedienza dei popoli”. Inoltre, la critica letteraria vede nella frase “a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli” un serio problema di interpretazione e traduzione. La critica infatti vede come migliore opzione di resa “finché il tributo gli sia apportato”. Il problema interpretativo sorge per l’assenza di vocalizzazione della lingua ebraica: l’assenza dai testi scritti delle vocali rende molto difficile la loro lettura; una vocale al posto di un’altra e si stravolge il senso del testo. Calando il libro della Genesi nell’ambito letterario in cui è stato scritto, si tende a preferire la seconda traduzione che ho dato, in quanto meglio si adatta al clima di legittimazione del potere che Ezechia stava attuando nel suo regno. Si vuole leggere infatti il passo “Non sarà tolto lo scettro di Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene finché il tributo gli sia apportato” (Gen 49,10) come prefigurazione di Davide (1010-970 a.C.), il cui potere accentrò realmente nelle sue mani molti dei popoli che abitavano le terre dell’odierno Israele, Siria e Giordania.  Solo in questo caso si può vedere un corretto adempimento delle ultime tre profezie che ho citato, poiché solo sotto Davide ci fu realmente un qualche potere riconosciuto a livello non solo locale ma anche internazionale (benché limitato al Vicino Oriente).

Quarta Profezia

Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto.” (Deut 18,15)

La frase è pronunciata da Dio a Mosè sul monte Sinai, durante la sua manifestazione al popolo ebraico fuggito, seconda il mito, dall’Egitto. L’intero paragrafo racchiuso in Deut 18,9-22 è un annuncio che la divinità fa sui futuri suoi messaggeri al popolo ebraico. Dà poi disposizioni su quello che un profeta potrà o meno fare (Deut 18,20). Tale frase quindi potrebbe valere per ogni singolo profeta manifestatosi in circa 2000 anni, sennonché nemmeno questa profezia, applicandola al caso specifico di Gesù, si è adempiuta: gli ebrei, infatti, non lo riconobbero come profeta e secondo lo stesso Deut 18,20 lo misero a morte (per aver infranto la legge). Poiché nel passo sopra citato Dio parla proprio a Israele e non a un popolo in generale, la profezia per essere considerata adempiuta sarebbe dovuta essere conseguita dal popolo ebraico con Gesù. Si può invece pensare di applicarla ad altre figure profetiche che ebbero più fortuna presso gli ebrei, come Isaia (solitamente, ma non sempre, stimato, ma mai ascoltato), Ezechiele (tendenzialmente ascoltato) o Michea (l’unico ottimista dei profeti).

Bibliografia:

      La Bibbia di Gerusalemme, ed EDB 1971

      www.laparola.net

      Dizionario Enciclopedico della Bibbia e del Mondo Biblico, ed Massimo, 1994

      Come la Bibbia divenne un Libro, ed Queriniana, 2008

      La Bibbia, una Biografia, ed Newton, 2007

      Perché non possiamo essere Cristiani, ed Longanesi, 2007

      Una, Santa, Cattolica e… Voltagabbana, ed Piemme, 2007

 

Isaia e le Profezie

Le Profezie dell’Antico Testamento sulla Venuta di Gesù: ISAIA

All’interno del Libro di Isaia si trovano la maggior parte delle supposte profezie che preannunciano la venuta di Gesù. E’ bene sapere che il profeta Isaia visse tra il 765 a.C. e il 700 a.C. Servì come consigliere e “profeta” sotto due re del regno di Giuda (scissosi da quello di Israele nel 931 a.C.): Acaz (736-716 a.C.) ed Ezechia ( 716-687 a.C.).

Il libro di Isaia è composto da 66 capitoli, di cui nessuno direttamente scritto da Isaia (765-700 a.C.). Inoltre, il libro è attribuibile a 3 differenti autori:

      Il Primo Isaia: contemporaneo di Isaia o leggermente a lui posteriore, dovette essere un discepolo della scuola profetica iniziata da Isaia stesso. Scrive sicuramente i capitoli dal 1 al 39 e forse alcuni versi dei primi 3 Canti del Servo.

      Il Secondo Isaia: scrive i capitoli dal 40 al 55, tutti posteriori al 555 a.C. (Ciro).

      Il Terzo Isaia: scrive i capitoli dal 56 al 66, tutti posteriori al V a.C.

La forma organica del libro è frutto di una sistemazione databile al II a.C.

Vediamo con ordine le varie profezie che i Cristiani commutano da Isaia:

      Is 7,14: nato da una Vergine

      Is 8,23; 9,1; 9, 5-6: sarà attivo in Giudea

      Is  11, 5: le sue virtù

      Is 42, 1-4; 50,6; 53,3: come sarà trattato

Prima Profezia

Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.” (Is 7,14)

Contesto: il capitolo 7 da cui è tratta la frase qui sopra è una perorazione che Isaia fa ad Acaz, il nuovo re del Regno di Giuda. La situazione per il neo sovrano non è semplice: due re stranieri (Rezim di Aram e Pekach di Israele) hanno occupato militarmente Gerusalemme (734 a.C.), la capitale del regno di Giuda, al fine di sollecitare Acaz a scendere in guerra al loro fianco contro la minaccia Assira. Isaia allora viene “mandato da Dio” a rincuorare il sovrano e a chiedergli di non scendere a patti con gli invasori, perché presto i due saranno distrutti da un’invasione (Is 7,4-8). Acaz non si fida delle parole del profeta (Is 7,12) e allora Isaia gli profetizza che la sua giovane sposa gli concepirà presto un figlio, che sarà chiamato Emmanuele (lett. “Dio è con noi”), durante la cui infanzia si verificherà la distruzione del regno dei due re invasori ad  opera degli stessi Assiri (Is 7, 16-17). Nei versetti successivi (Is 7, 18-25) si descrive quali distruzioni e piaghe subiranno Rezim e Pekach.

Commento al Contesto Storico: I riferimenti storici dati da Isaia sono corretti. Gerusalemme venne effettivamente assediata da re Rezim di Aram e da re Pekach di Israele nel 734 a.C. E’ corretta anche la “previsione” sulla sorte futura dei due invasori. Nel 732 a.C. Tiglat-Pilezer III (745-727 a.C.), re degli Assiri, invade Aram e ne conquista la capitale damasco; nel 722 a.C. il suo successore, Salmanassar V (726-722 a.C.) inizia l’invasione di Samaria, la capitale del regno di Israele, che cadde nel 720 a.C. ad opera del suo successore sul trono assiro, Sargon II (721-705 a.C.). Acaz (736-716 a.C.) intanto aveva avuto un figlio, chiamato Ezechia (716-687 a.C.), che dovette subire l’invasione Assira (dal 716 a.C. in poi) a sua volta perché, nel 734 a.C., durante l’occupazione di Gerusalemme, il padre si era alleato con gli Assiri, nonostante il parere contrario di Isaia. Inutile ricordare che questi capitoli del Libro di Isaia sono stati stesi non durante gli avvenimenti, ma in un lavoro di organizzazione del materiale successivo alla morte di Isaia, ad opera di uno dei discepoli della sua scuola “profetica”.

Commento alla profezia: innanzi tutto un appunto sul termine “vergine” che compare nella traduzione italiana fino agli anni ’70, quando si ebbe il buon gusto di correggerla. Infatti, in ebraico il termine compare nella forma di ‘almah, che è universalmente tradotto come “giovane”, “ragazza” o “giovane sposa”. Il termine usato in tutta la Bibbia per indicare invece una vergine è betulah. Ovvio poi che una giovane donna o sposa fossero vergini, ma nulla il termine ‘almah indica della preservazione di tale stato o meno! Quindi, la traduzione è semplicemente impropria e non si può assolutamente riferire la frase “una giovane sposa partorirà” con la presunta condizione di Maria, in quanto si parla di cose assolutamente differenti e senza alcun nesso.  L’ultimo appunto sulla falsa profezia è poi il nome Emmanuele. Come tutti sappiamo, il nome di Gesù è, appunto, Gesù (“Dio salva”) e non Emmanuele (“Dio è con noi”). Anche le traduzioni dei nomi propri non sono combacianti o vagamente simili, quindi non ci si capacita di come Emmanuele possa essere identificato con Gesù. Lo stesso Angelo dell’Annunciazione dichiara alla signorina Maria che suo figlio dovrà essere chiamato Gesù, senza mai accennare a un supposto Emmanuele ( Luca 1,31)… forse Dio non si ricordava più delle antiche profezie?!?!

Seconda Profezia

poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia. In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e la curva di Goim.” (Is 8,23)

Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.” (Is 9,1)

5 Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; 6 grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.” (Is 9, 5-6)

Dopo le perorazioni di Isaia ad Acaz, l’attenzione del testo si sposta alla “predizione” che Dio fa al profeta riguardo alla prossima nascita di un pargolo (di Isaia, non di Dio; Is 8, 1-3). Dio poi prosegue con un lungo monologo in cui promette che coloro che hanno osato attaccare il regno di giuda saranno spazzati via con i soliti massacri, alluvioni, genocidi, ecc (Is 8,6-20). I versi successivi, dalla critica, sono interpretati come un frammento di un altro passo andato perduto e qui inserito, fuori contesto. Sono comunque chiari: un uomo insoddisfatto delle condizioni del proprio paese, insulterà il re stesso, ma prima o poi il paese ritornerà a splendere (Is 8,21-23). Qui è calata la prima delle tre profezie che ho accorpato, ma non comprendo come questo uomo che insulta il regnante sia prefigurazione di Gesù.

In Is. 9, 1-6 c’è la descrizione del momento della liberazione del regno di Giuda dagli invasori e dalle calamità e si ribadisce che, all’arrivo dell’erede della casa di Davide che salverà Giuda, il regno sarà unificato e potentissimo (Is 9, 6), diventerà esteso ed eterno, senza mai più guerre ( Is 9,4) e via dicendo… seguono poi, da Is 9, 7 a Is 10, 24, le solite prefigurazioni di calamità, punizioni, genocidi e massacri a chi si è opposto al regno di Giuda (in primis il regno di Israele e poi agli Assiri). Ora, non mi sembra nemmeno qui vi sia alcuna prefigurazione di Gesù: innanzi tutto perché non fu mai erede della casa di Davide in quanto non aveva alcun tipo di legame di sangue con la casa reale. In secondo luogo, non divenne mai re di nessuna nazione. In terzo luogo, perché dopo la sua venuta il regno di Giuda fu massacrato e luogo di guerre per altri 2000 e passa anni (contraddice la profezia). In quarto luogo perché gli Assiri e Israele non furono massacrati e puniti dalla sua venuta. In quinto luogo perché, anche volendo leggerla in senso molto figurato, il mondo non ha mai conosciuto una pace immediata (come si evince dalla profezia che parla di venuta dell’erede coincidente con la venuta della pace) da quando Gesù è venuto. Isaia, calando il passo nel contesto, si riferisce ancora alla speranza per la prossima nascita di Ezechia, che il profeta vede come un futuro sovrano illuminato che risolva i problemi contro gli Assiri in cui il regno di Giuda è incappato.

Terza Profezia

1 Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. 2 Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce,” (Is 42, 1,2)

Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.” (Is 50,6)

Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.” (Is 53,3)

Questi sono tutti passi tratti dai “Canti del Servo”, un genere letterario noto dopo il VI sec a.C. in cui il profeta in prima persona canta la propria vocazione e le prove o il disprezzo subito durante il suo ministero. Come visto, i capitoli dal 40 al 55 del libro di Isaia non sono stati scritti da lui, ma da discepoli della scuola profetica successivi alla metà del VI a.C. I Canti del Servo sono in totale 4:

      I Canto: Isaia 42, 1-9

      II Canto: Isaia 49, 1-7

      III Canto: Isaia 50, 4-11

      IV Canto: Isaia 52, 13-15 e 53, 1-12

La prima profezia quindi di questo blocco è estrapolata dal I Canto, in cui Isaia parla, in prima persona, della sua vocazione e dei motivi per cui ha scelto tale via.

La seconda profezia è tratta dal III Canto, in il profeta spiega come Dio agì nella sua vita e di come affrontò con la divinità le difficoltà e le privazioni.

La terza profezia è tratta dal IV Canto. Questo Canto ha la peculiarità che è l’unico in cui dalla prima persona si passa ad una narrazione in terza persona, ma solo perché al verso Is 53,1 si pone una domanda retorica impersonale che impone il cambio di registro, costringendo il profeta ad adottare la forma impersonale. Detto questo, il Canto espone i successi e le beatitudini che il profeta otterrà come compenso da Dio dopo le sofferenze che ha patito. Anche qui si scorge una piccola biografia della vita di Isaia (rimando alla nota autobiografica di Is 20,20). Inoltre, il 53,7 si dice che accusato ingiustamente, il profeta non proferì verbo in sua difesa. Eppure Gesù al suo processo, accusato giustamente secondo la legge ebraica, parlò diverse volte (Matteo 26, 64; Marco 14,62; Luca 22, 67-70; Giovanni 18, 20-23)! E’ solo un piccolo appunto, ma apre la questione su che % di “profezia” debba avverarsi per passare come tale!!!

Detto questo, se effettivamente ci sono alcune vaghe concordanze tra i passi di Isaia e gli scritti evangelici, ricordo che i Vangeli sono stati scritti dopo il 70 d.C. da persone che conoscevano bene l’Antico Testamento e i passi. C’è da prendere in considerazione che gli stessi autori del Nuovo Testamento abbiano letteralmente CITATO i passi dell’Antico come rimandi aulici. Non si tratta quindi di profezie avveratesi, ma di attributi dati proprio in base agli antichi passi biblici. Inoltre, c’è da chiedersi come è possibile prendere in considerazione una frase, magari a metà, e dimenticare il contesto e i resto del testo da cui è tratta. Prendere solo le parti che interessano e non le altre è profondamente scorretto. Infine, va la considerazione su quanto della profezia debba avverarsi per essere tale. Ricordo poi che i passi sovra citati che riguardo le virtù sono applicabili a qualsiasi profeta o re di buon animo. Perché allora sono prerogativa di uno solo?

Bibliografia:

      La Bibbia di Gerusalemme, ed EDB 1971

      www.laparola.net

      Dizionario Enciclopedico della Bibbia e del Mondo Biblico, ed Massimo, 1994

      Come la Bibbia divenne un Libro, ed Queriniana, 2008

      La Bibbia, una Biografia, ed Newton, 2007

      Perché non possiamo essere Cristiani, ed Longanesi, 2007

      Una, Santa, Cattolica e… Voltagabbana, ed Piemme, 2007

Enrico V

Dall’Enrico V, di Shakespeare, atto V, scena II.
 

ENRICO: Bella, bellissima Caterina, vorreste compiacervi di insegnare a un soldato parole di tal natura che riescano a farsi strada nell’orecchio di una dama e al suo cuore gentile perorino la causa dell’amore?

CATERINA: Vostra Maestà mi canzona; non so parlare inglese.

ENRICO: O bella Caterina, se volete amarmi direttamente con cuore francese sarò ben lieto di sentirvelo confessare anche col vostro inglese storpiato. Che vi sembra di me, Caterina?

CATERINA: "Pardonnez-moi": non capisco che voglia dire "che vi sembra".

ENRICO: Vuol dire che un angelo sembra voi e che voi sembrate un angelo.

CATERINA: Que dit-il? que je suis semblable à les anges?

ALICE: Oui, vraiment, sauf votre grace, ainsi dit-il.

ENRICO: L’ho detto, cara Caterina, e non c’è da arrossire a dirlo.

CATERINA: O bon Dieu! les langues des hommes sont pleines de tromperies.

ENRICO: Che dice? che le lingue degli uomini sono piene d’inganni?

ALICE: "Oui", che lingue di uomini esser piene d’inganni; così la principessa.

ENRICO: (…) Non so di svenevolezze in amore: so dirti solo chiaro e tondo "ti amo", e se poi dicendomi "davvero?" e altro voi voleste farmi continuare, trovereste che ho esaurito la mia conversazione amorosa. Rispondetemi, ve ne prego, e datemi la mano in segno che l’affare è concluso; che ne dite, signora?

CATERINA: "Sauf votre honneur", io capir bene.

ENRICO: Vergine Santa! se mi chiedeste di ballare o far versi per amor vostro, sareste la mia rovina; per la poesia non posseggo né parole né ritmo e per la danza la mia forza non è nel ritmo, sebbene abbia un discreto ritmo di forza. (…) Ma, in nome di Dio, Caterina, non so far lo scemo né buttar fuori discorsi con voce strozzata dall’emozione, né ho abilità nel mettere insieme proteste d’amore, ma solo giuramenti piuttosto forti che uso soltanto quando vi sono provocato, ma ai quali non vengo meno a nessun costo.  (…)Ti parlo schietto da soldato, e se puoi amarmi per questo, prendimi, altrimenti, direi cosa vera se ti dicessi che morirò, ma non di mal d’amore, per Dio: eppure è anche vero che ti voglio bene. Finché sei a tempo, Caterina, prenditi un individuo d’una costanza semplice e genuina, che non ti farà torto perché non ha il dono di saper corteggiare a destra e sinistra. (…) Ma un cuore in ordine è come il sole e la luna, o meglio come il sole soltanto che sempre splende, non è mutevole e va costantemente per la stessa strada. Se un tipo simile ti piace, prendi me; e se prendi me, prendi un soldato, e se prendi un soldato, prendi un re. E che dici allora di questo mio amore? parla, bella mia, e di’ di sì ti prego. (…)

CATERINA: Non saprei dire.

ENRICO: Lo sa qualcuna delle tue conoscenti, glielo chiederò. Suvvia, sono sicuro che mi vuoi bene; e la sera, quando ti ritirerai nella tua camera, domanderai tante cose di me a questa gentildonna, e so che biasimerai in me proprio quelle qualità che ami di tutto cuore. Ma, Caterina, fatti beffe di me bonariamente, perché, amabile principessa, ti amo assai. (…) Che ne dici, mio bel fiordaliso?

CATERINA: Non lo so.

ENRICO: No, lo saprai in seguito; ma per ora basta che tu prometta: (…) "la plus belle Catharine du monde, mon très cher et divin déesse"?

CATERINA: Vostra Maestà saper "fausse" francese quanto basta per ingannare "la plus sage damoiselle" che è in Francia.

ENRICO: Ora, abbasso il mio cattivo francese! Per il mio onore, e in buon inglese, ti amo, Caterina; e per il mio onore non oso giurare che mi ami; eppure il mio sangue comincia a lusingarmi e a dirmi di sì, a dispetto della mia brutta faccia che non sa commuoverti. (…) Ma, in fede mia, Caterina, con gli anni migliorerò: la mia consolazione è che la vecchiaia che guasta la bellezza non potrà imbruttire il mio viso più di così. Se mi prendi, mi prendi nella mia condizione peggiore, e possedendomi, mi troverai sempre meglio: e perciò ditemi, bellissima Caterina, mi accettate?

Mettete da parte i vostri rossori di fanciulla; confessate i sentimenti del vostro cuore con volto da imperatrice; prendimi per mano e di’: "Enrico d’Inghilterra, sono tua" e appena avrai allietato il mio orecchio con queste parole, ti dirò forte: "L’Inghilterra è tua, I’Irlanda è tua, la Francia è tua ed Enrico Plantageneto è tuo(…). Or via, rispondi in musica partita, perché la tua voce è musica e il tuo inglese è inglese solo in parte; perciò, regina su tutte le donne, mettimi a parte della tua mente col tuo inglese, che lo è solo in parte: mi accetti?

CATERINA: Ciò sarà come piacerà al "roi mon père".

ENRICO: Gli piacerà assai: gli dovrà piacere, Caterina.

CATERINA: Allora piacerà anche a me. (…)

ENRICO: Allora vi bacerò le labbra, Caterina.

CATERINA: Les dames et les damoiselles pour être baisées devant leur noces, il n’est pas la coutume de France. (…)

ENRICO: Non è uso che le fanciulle in Francia bacino prima del matrimonio, non è vero?

ALICE: Oui, vraiment.

ENRICO: Caterina, l’etichetta obbedisce ai grandi re. Cara Caterina, voi ed io non possiamo lasciarci confinare entro i limiti ristretti delle usanze di un paese; siamo noi i creatori delle usanze e la libertà che accompagna il nostro rango tappa la bocca ai critici: e così farò io con la vostra, poiché difendete la schizzinosa usanza del vostro paese e mi negate un bacio: perciò abbiate pazienza e siate arrendevole. (La bacia) Sulle vostre labbra, Caterina, c’è stregoneria: c’è più eloquenza nel loro melato tocco che nella lingua di tutto il Consiglio di Francia (…).