Piccola indagine statistico-numerica comparativa

CRONOLOGIA DELLE RELIGIONI

La storia umana,escludendo le religioni preistoriche, comprende circa 240 confessionie circa 700 divinità. Ci sono di contro 5000 simboli di culto.


Ad oggi, le prime 10 religioni per numero di adepti sono:

  1. Cristianesimo: 2,1 miliardi, esiste da 2000 anni scarsi.

  2. Islam: 1,5 miliardi, esiste da 1400 anni.

  3. Areligioni (comprende atei, agnostici, irreligiosi, deisti, ecc): 1,1 mliardi.

  4. Induismo: 1 miliardo,esiste da 4400 anni circa.

  5. Buddhismo: 576 milioni; esiste da 2500 anni circa.

  6. Taoismo: 400 milioni; esiste da 2500 anni circa.

  7. Anismismo: 300 milioni.

  8. Shintoismo: 100 milioni; esiste da 3300 anni circa.

  9. Culti tradizionali africani: 100 milioni.

  10. Sikhismo: 27 milioni; esiste da 500 anni.

Le prime 10 religioni ancora esistenti più antiche sono:

  1. Induismo: 2400 a.C. (4° posto per adepti)

  2. Ebraismo: 1100 a.C. (12° posto per adepti)

  3. Zoroastrismo: 900 a.C. (27° posto per adepti)

  4. Buddhismo: 500 a.C. (5° posto per adepti)

  5. Taoismo: 500 a.C. (6° posto per adepti)

  6. Giainismo: 500 a.C. (17° posto per adepti)

  7. Confucianesimo: 400 a.C. (16° posto per adepti)

  8. Shintoismo: 300 a.C. (8° posto per adepti)

  9. Cristianesimo: 30 d.C. (1° posto per adepti)

  10. Mandeismo: 200 d.C. (30° posto per adepti)

Le prime 10 religioni che sono durate più nella storia:

  1. Induismo: 4400 anni.

  2. Egizia: 4000 anni.

  3. Ebrasimo: 3100 anni.

  4. Zoroastrismo: 2900 anni.

  5. Buddhismo: 2500 anni.

  6. Taoismo: 2500 anni.

  7. Giainismo: 2500 anni.

  8. Confucianesimo: 2400 anni.

  9. Shintoismo: 2300 anni.

  10. Sumerica: 2100 anni.

Le 10 religioni più antiche sono:

  1. Megalitica: 4000 a.C.

  2. Egizia: 3500 a.C.

  3. Sumerica: 3000 a.C.

  4. Assiri: 2500 a.C.

  5. Induismo: 2400 a.C.

  6. Accadica: 2350 a.C.

  7. Cretese: 2000 a.C.

  8. Babilonese: 2000 a.C.

  9. Germani: 1400 a.C.

  10. Cananei: 1400 a.C.


Le 10 religioni più moderne sono:

  1. Falun Dafa: 1992; 13° posto per numero di adepti.

  1. Miledadao: 1988; 25° posto per adepti.

  2. Tiandejiao: 1978; 24° posto per adepti.

  3. Xuanyuanjiao: 1957; 29° posto per adepti.

  4. Scientology: 1953; 23° posto per adepti.

  5. Rastafarianesimo: 1929; 22° posto per adepti.

  6. Ikuantao: 1928; 21° posto per adepti.

  7. Caodaismo: 1926; 14° posto per adepti.

  8. Tiandeshengjiao: 1899; 26° posto per adepti.

  9. Neopaganesimo: 1890; 18° posto per adepti.

Metterò le fonti più tardi perchè qui in università non le ho.

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18 Responses to Piccola indagine statistico-numerica comparativa

  1. says:

    Sono nell’incertezza di quale scegliere…Cosa consiglia il mercato oggi?  ^^Passavo, niente di che…Blue

  2. Zel says:

    Per andare sul sicuro ti consiglio di sceglere tra le più antiche ancora esistenti… dnno qualche garanzia in più! Hihi

  3. Sandro says:

    No, ßLµeMaN… datti al Pastafarianesimo!

  4. Alex says:

    Domanda/curiosità:
     
    Come si fonda una religione? O meglio esistono dei canoni oggettivi per definirne una tale? Mi riferisco a quelle nate negli ultimi settant’anni, in particolar modo. Occorrono riconoscimenti statali? O basta avere seguaci?

  5. Sandro says:

    Domanda interessante.Mio padre (cattolico) sostiene che le religioni nate negli ultimi secoli non possono definirsi tali… ad esempio sostiene che i Testimoni di Geova siano sorti da una SPA, quelli di Scientology siano dei truffatori.Per contro riconosce l’Islam come religione anche se causa di molte violenze.D’altronde mio padre in quest’ambito è un po’ bischero.Comunque parlando della classifica, non credevo che il cristianesimo fosse in testa, ma probabilmente mi confondo con il cattolicesimo.Se distinguessimo le varie fazioni, i primi sarebbero i musulmani?

  6. Angelo says:

    :-))) conosco qualche persona che quando parla del Napoli calcio la definisce fede…. è una religione?

  7. Sandro says:

    Prima di suscitare polemiche, l’espressione "Islam come religione anche se causa di molte violenze" non è mia, ma era appunto una citazione.

  8. Davide says:

    Sono di corsa, quindi al momendo non ho tempo di spiegare tutti i problemi di una definizione univoca di religione. nessuna di quelle per ora forgiate comprende tutte le esperienze religiose, ma, a grandi linee, si può definire religione qualsiasi cosa che rompa il "livello" umano per giungere ad un altro livello "altro" dal nostro. E’ una definizione lacunosissima, lo so.
    Altra idea di definizione (che però vale SOLO per la concezione OCCIDENTALE di religione) è quellodi definire la Religione come una somma di credenze dogmatiche, di culti e di morali. Concetto assolutamente non applicabile all’animismo, per esempio…. stasera se ho tempo posto una risposta più esauriente.

  9. Alex says:

    allora ci toccherà aspettare zel 😉

  10. faber says:

    discussione interessantissima questa. dall’alto della mia ignoranza credo che, citando quanto gia detto in un intervento, una religione sia una "rottura di livello" per passare da quello umano ad uno "non-umano" (in senso lato). personalmente credo però che una religione non sia solo una somma di credenze dogmatiche, di culto e di morali bensì una "intuizione profonda" di una essenza universale, di un logos, di un Uno, di una Intelligenza, Provvidenza, Dio (o Dèi per i culti politesti o sprezzatamente chimati "pagani"), insomma chiamiamola come ad ognuno suona meglio. una intuizione diretta è il sopraggiungere di una spiritualità viva poiche colta di cui la religione è una parte invece ormai incacrenita cioè svuotata dei singificati magici, rituali e quant’altro non più compresi. si dice che Roma cade quando i Romani non erano più in grado di comprendere (cum-prendere: prendere con sè, non solo una conoscenza razionale intellettualoide o accademica ma proprio <cum-presa>, presa con sè, dentro, interiore, profonda) il ruolo e significato dei Flamen Dialis. ed in effetti… per attualizzare si può dire ugualmente per la chiesa di roma. evidentemente la sua continua decandenza sta nella "qualità umana" decaduta proprio dei suoi prelati e vicari varii non più in grado di comprendere il significato profondo dei testi sacri cui si rifanno (glissando sulla veridicità o meno degli stessi) -volendo qualificare, lo assocerei alla mancanza della qualita dell’elemento Aria. insomma la differenza tra la spiritualità (che ad essere sincero non so nemmeno se sia la parola adatta) e la religiosità in senso stretto, credo sia la "vita" che c’è in queste. cosi come la morale la reputo uno stato spento dell’Etica e analogamente un Rito, parte viva di quella invece morta che diventa tradizionalismo o (peggio ancora) abitudine. per intenderci andare in chiesa la domenica -il rito- senza coglierne epperò il senso. una certa "vita" a queste è data dalla intuizione altrettanto profonda riportata nei testi "esoterici" (per esempio la Kabbalah, il Libro dei Morti e tanti altri -correggetemi se dico corbellerie) che fanno parte del "culto" (da <colere>, coltivare in latino. atto assolutamente e necessariamente attivo e vivo perche a sua volta necessariamnte vivente).
    impossibilitati ad estendere quindi la spiritualità viva e profonda a tutti (per ovvi motivi di naturali differenze) si "popolarizza" , cioè si estendono gli insegnamenti al popolo a cui necessariamente è necessario rendere "arrivabili" i concetti. qui allora vien fuori la religione, cioè un inizio di decadenza della comprensione pura, comprensione in sè, concettuale nel senso di immediata (senza necessità di mediazioni). ecco allora la necessità di antropomorfizzare Giove, Odino, Pazoozzo, Astarte e via discorrendo (sebbene qui subentrerebbe un discorso sull’arte figurativa, iconologie etc etc ma eviterei in questa sede di appesantire ulteriormente il discorso). tutto questo poi è la differenza tra esoterico ed exoterico (o essoterico), quest’ultimo quindi piu esposto al primo decadere. concludo puntializzando che il discorso è talmente superficile e settario probabilmente da non poter essere nemmeno esteso alle religioni orientali, sebbene l’illuminazione del Buddha non sia altro che a sua volta intuizione profonda dell’Opera Universale ed ancora Zoroastro e cosi via. 
    partendo da quanto detto allora sarebbe ulteriormente possibile discutere sui vari movimenti, sette, antimovimenti, proteste e chi piu ne ha piu ne metta che generalmente bordano i culti principali.
    chiedo venia per tutte le virgolette e le parentesi ma le prime sono necessarie per via della mia incapacità di trovare parole piu vicine al significato concettuale che voglio esprimere, mentre le seconde sono piccole integrazioni, possibilmente il meno invadenti possibile, al discorso di fondo.

  11. Zel says:

    Posso già dirti che la tua affemrazione: ""intuizione profonda" di una essenza universale, di un logos, di un Uno, di una Intelligenza, Provvidenza, Dio" è un’affermazione TEOLOGICA e non di Storia delle Religioni… la teologia da giudizi di veridicità e infatti tu presupponi che dio esista, e questo rientra nel caso della credenza in dogmi della definizione data da me. Non può qindi rientrare nella definizione storica d Religione. Inoltre, molte religioni non contemplano alcun logos, nè Uno, nè Intelligenza, nè Provvidenza nè Dio, quindi è una definizione troppo particolare e non applicabile alla complessità delle reigioni. Ragioni come se le religioni assomigliassero a quelle cristiane o occidentali, ma solo qui da noi la religione ha ssunto questi connotati… altrove è ben altro.
     
    Visot che si parla di latino, ecco un paio di informazioni interessanti sul termine Religione e sul darle una definizione:
    1) Cicerone fu tra i primi a interrogarsi sul significato e sull’rigine della parola Religoine, che in latino si dice Religio. Pensò che derivasse da relegere, cioè "considerare attentemente" inteso come seguire scrupolosamente gli ATTI di culto perchè garanzia della vita… religione era quindi la pratica dei culti, non la credenza in dei o che.
    2) Lattanzio disse che cicerone non aveva capito niente (come se ne sapessepiù lui… va bhè) e identificòl’origine di religio da religare, cioè "legare strettamente" il cuore alla divinità. La religione quindi era l’adesione alla divinità.
    3) Agostino cassa tutti e due e afferma che religio derivi da Re-elegere, cioè "riscegliere" il dio dopo aver peccato.
    Ovviamente, nessuna delel tre definizioni di religione è valida ai giorni nostri per tutte le forme religiose..
     
    Due contributi moderni alla definizione di Religioni sono stati:
    1) Spiro, che definisce la religione come la credenza in uno o più esseri sovra umani (però non vale per tutti);
    2) Brevich, che definisce la religione come il tentativo umano di controllare l’incontrollabile (troppo vasta, perchè così si comprenderebbe anche la magia);
    3) Eliale che propone la "rottura di livello" di cui ho parlato prima.

  12. faber says:

    la definizione "storia delle religioni" consiedera, a mio dire, una analisi delle religioni all’interno di un contesto prettamente razional-scientifico il che ovviamente è una analisi settaria e parziale per quanto riguarda il campo della ricerca spirituale (o essendone comunque una parte, ma non completa). questo sembra quindi non considerare il valore piu "profondo" che si cela dietro il tutto: si potra osservare per secoli un essere umano sotto la lente di ingrandimento ma non si arrivera mai, analizzandolo solo da questo unico punto di vista, a carpirne il suo intimo mistero. e non credo siano necessarie lauree in filosofia per attribuire all’uomo un significato e valore particolarmente emblematico. se per teologia si intende uno studio di dio, basato su assunzioni o indagine di stampo prettamente positivista, credo torniamo nuovamente alla concezione razional-scientifica di cui prima.
    le religioni occidentali (precristiane) e quelle cristiane (di discendeza semitica, non occidentale) non hanno alcun punto di contatto se non quelle prese dalle seconde alle prime per potercisi "sovrapporre" e sostituire, ma qui credo tu sappia questo meglio di me.non presuppongo l’esistenza di dio a priori, bensì l’esistenza di forze agenti nel cosmo di cui è possibile farne esperienza diretta. tutto ciò è affatto a priori.le definizioni possono essere trattate piu o meno come opinioni personali. cosi come la diatriba da te esposta su autori passati conferma. qualcun’altro disse ancora che la religione è l’oppio dei popoli. forse si, forse no: quantunque opinioni personali.

  13. Zel says:

    Hai un metro di giudizio particolare.
    Come ben dici, l storia delle religioni è lo studio oggettivo (nel senso che non esprime alcun tipo di giudizio) del fenomeno umano chiamato Credenza REligiosa. E’ affrontabile sia dai credenti che dagli atei, in quanto, in uno studio onesto, non si esprme alcun giudizio di valore su quello che si studia. La religione verte a priori sull’ipotesi (data per vera dai religosi) che dio esiste, ma ipotesi  e resta in assenza di prove. E’ uno studio che non si pronuncia sull’esistenza di dio nè sul fatto che una religione sia migliore di un’altra o vera rispetto a un altra. La teologia, di contro, si studia solo se si appartiene ala religione di cui espone il pensiero, perchè la si considera a priori vera, o, se proprio si studia quella di un’altra religione, da un giudizio ovviamente di falsità rispetto alla propria. Tali giudizi sono soggettivi e quindi non interessano il campo scientifico. Per questo motivo esiste Scienze REligiose come studi, ma non scienza della teologia, in quant la teologia no ha nulla di scientifico.
    Lo studio che tu giudichi parziale lo è solo se parti dal presupposto che l’ipotesi dell’esistenza di dio sia vera. Uno storico delle religioni non si pone il problema ma studia solo come una religione si sviluppa, quali sono le sue manifestazioni, le sue credenze, i suoi rituali, i suoi culti e i suoi testi. Studia anche i fini e i messaggi. Non attra assolutamente la "ricerca spirituale" perchè dato soggettivo e che comporta un giudizio di valore sul soggetto studiato.
    Unmedico può amare o odiare un paziente, ma ne studia in modo oggettivo l’anatomia, la malattia e la biologia. La storia delle religioni è questo studio oggettivo, la teologia è l’opinione personale che ha il medico verso il paziente.
    Io pratico poi lo studio comparativo delle religioni, e posso assicurarti che i punti in comune tra le religioni precristane e quella cristiana sono più di quelli che pensi, come sono più le differenze. Sono tutti dati neutri.
    Personalmente sono atea, quindi giudico negativamente la teologia in quanto, per me, frutto del niente, ma apprezzo la storia delle religioni in quanto studio serio e neutro di uno dei molti fatti umani.

  14. faber says:

    lo studio scientifico si prefigge l’obiettivo di raccogliere dati i quali, nonostante possano essere inoltre frutto
    di "misure" sbagliate (non è un caso che nelle materie scientifiche matematiche siano stati introdotti le
    misure di errore), vengono successivamente interpretati cercando di dargli un significato. anche questa seconda operazione (e forse sopratutto questa) è altrettanto suscettibile ad errore, in particolar modo per i non addetti ai lavori. mi spiego meglio. immaginando un qualsivoglia dato come una palo, esso può essere osservato da 360 gradi di angolazione. ogni grado di angolazione restituisce una visuale e prospettiva diversa dello stesso oggetto: uno stesso dato può essere interpreato secondo il punto di vista di chi lo osserva. leggevo di uno scienziato affermare che le scienze matematiche sono da considerare quelle più attendibili (e hanno pure il calcolo dell’errore..), quelle antropologiche che riguardano l’uomo e la vita le meno attendibili. in effetti basta farsi un giro tra le riviste scientifiche per vedere la depressione di questi ricercatori di laboratorio quando con le mani nei capelli impazziscono davanti una plausibile spiegazione della origine della vita. parole di scienziati. ad ogni modo non c’è da stupirsi che sia così poichè dopo il dato (che si potrebbe eventualmente anche giudicare imparziale ed oggettivo -se e solo se sia una valore numerico in caso di scienze matematiche o di pura descrizione nel caso delle scienze umanistiche/antropologiche) subentra l’interpretazione. l’intepretazioni sono per esempio le ricostruzioni piu o meno fantasiose che a partire da un dente di un ipotetico essere vivente presitorico, vengono ricostruiti habitat con annesse scene di vita quotidiana: supposizioni, intepretaizoni e quindi frutto di fantasia. per non perdere di vista quello di cui si è detto riguardo la religione: dogmi, culti, e morali. il positivismo scientifico sembra non essere tanto differente da una religione. il dogma: tutto è materia e tutto esiste nella materia, esclusione a priori di qualsiasi possibilità meta-fisica (oltre la materia). il che equivale a dire che nonostante la sceinza di sè se stessa essere libera e continuamente "in gioco", rifiuta a priori una possibile strada che non comprenda ciò che non è quantificabile, misurabile, osservabile coi sensi. per intenderci materialismo (e qui mi viene in mente il mito della caverna…). il culto del microscopio: amplificazione dell’apparato conoscitivo legato ai 5 sensi tale da conoscere quello che la materia offre, rimanendo quantunque nella materia ed esclusione di qualsiasi altra possibilità. morale: la morale è una caratteristica delle persone di religione quindi lo scienziato potrebbe non averne. questo è pero vero come falso, quindi anche non validabile. la morale della supriorità della razionalità umana sopra tutte le altre forme conoscitive e, riprendendo Bacone, il dominio dell’uomo sulla natura -come morale. che poi se la morale è in qualche modo riferibile al contesto "cultual-culturale" dello spazio tempo in cui si vive, il materialismo sociale con cui si conducono gli studi sociali e con cui ci si vive la propria esistenza quotidiana, eccoli lì che abbiamo tutti e tre gli aspetti sopraelencati. per tornare al discorso del dominio dell’uomo sulla natura, si tratta della rottura della sintonia quindi dell’Uomo come Micrcosmo nel Macrocosmo, l’uomo che deve affermarsi sulla natura per dominarla (che sostanzialmente è il pensiero positivista e postpostivista). per concludere mi chiedo come e cosa possa uno studioso carpire dei segreti di un culto solamente osservanodlo? cosa può cogliere uno studioso di scienze di religioni riguardo la religione se non l’aspetto puramente descrittivo e la parte piu di superficie, di uomini che ballano intorno ad un totem? ma in fondo da quanto emerso, il ruiolo della scienza suddeta è proprio questo descrittivo. si possono raccogliere dati, uno scienziato potra annotare che in diverse aprti del mondo ci sono stessi culti ma non sara facile per lui dare una spiegazione (che sarebbe quantunque una ipotesi anche la sua e quantunque non dimostrabile attraverso gli strumetni della scienza) di perche in Giappone in Egitto e nel Nord Europa (nord parlo per esempio dell’islanda) vi possa esistere lo stesso culto del Sole e quindi del Re o dell’Imperatore emanazione diretta del Sole stesso. popoli che mi sembra difficile credere possano essere venuti in contatto (si parla di religioni degli albori, quando la ruota forse era ancora una curiosità) abbiano avuto la stessa "versione" cultuale rispetto popoli per esempio confinanti e a loro volta accomunati ad altri distanti distanze improponibili (su due piedi mi viengono in mente certi riti dei pigmei del centro Africa con alcune popolazioni aborigene Australiane -di cui non ricordo il nome perche non è quesot il mio campo -sebbene la pratica di cui sto parlando credo sia il taglio delle dita della mano delle vedove, ma se vuoi anche in questo caso posso farti avere le fonti, cosi come per la citazione dello scienziato di cui piu sopra). ma questo, come da te affermato, è comunque un aspetto che lo scienziato di religioni non cura poichè non interessato alla ricerca religiosa, poiche non più campo della sua ricerca. diventa allora anche una ipotesi per niente dimostrabile quella secondo cui una religione è un insieme di dogmi, culti e morale.dopo tutto questo dire, fare, chiacchierare, scrivere, ti ringrazio per tutto lo spezio concessomi e per il confronto! 🙂

  15. Zel says:

    Innanzi tutto un appunto: "la morale è una caratteristica delle persone di religione quindi lo scienziato potrebbe non averne. questo è pero vero come falso, quindi anche non validabile. "—> è FALSO. Sono atea ma ho una morale, e come me i milioni di atei nel mondo. La morale scaturisce dall’etica che può derivare dallareligione o meno.
     
    In secondo luogo, se lo studio della storia delle religioni si combina con lo studio della storia, allora uno storico delle religioni è in grado di spiegarti l’evoluzione del culto, perchè in diversi popoli si adorino gli stessi dei (definizione troppo superficiale per essere realemtne vera, ma te la faccio passare per semplificare il discorso), perchè un culto si fa in un determinato modo e non in un altro ecc… serve, ovviamente, anche lo studio antropologico e psicologico (se non psichiatrico per alcune forme cultual o per alcune credenze!!!). Come ben dici tu, non siamo interessati a verificare se dio esiste o meno con i nostri studi: scadremmo nella teologia e inizieremmo a considerare vere o false le religioni che ci apprestiamo a studiare. Sbagli invece a dire che se escludento la partecipazione in prima prsona non possiamo comprendere una religione… uno scienziato che studia il cancro senza averlo non lo capisce forse?! Non capirà i sentimenti che il malato investe nel cancro, ma i sentimenti sono inutili al fine di uno studio scientifico. Non confondere poi la Scienza Matematica con quella Umanistica… hanno parametri e metodologie diverse, quindi i scienze religiose non procediamo con formule matematiche, ma creando una "griglia" comparativa che non ha confini netti (a diferenza della scienza che ha parametri rigidi).

  16. faber says:

    Innanzi tutto un appunto: "la morale è una caratteristica delle persone di religione quindi lo scienziato potrebbe non averne. questo è pero vero come falso, quindi anche non validabile. "—> è FALSO. Sono atea ma ho una morale, e come me i milioni di atei nel mondo. La morale scaturisce dall’etica che può derivare dallareligione o meno.
    – scrivo che la morale è caratteristica delle persone di religione quindi lo scienziato potrebbe non averne. questo è pero vero come potrebbe anche essere falso. tu rispondi che questo è falso portandomi il caso tuo. ti ringrazio per aver dunque confermato la mia ipotesi. In secondo luogo, se lo studio della storia delle religioni si combina con lo studio della storia, allora uno storico delle religioni è in grado di spiegarti l’evoluzione del culto, perchè in diversi popoli si adorino gli stessi dei (definizione troppo superficiale per essere realemtne vera, ma te la faccio passare per semplificare il discorso), perchè un culto si fa in un determinato modo e non in un altro ecc… serve, ovviamente, anche lo studio antropologico e psicologico (se non psichiatrico per alcune forme cultual o per alcune credenze!!!).
    – il rapporto tra studio storico, studio comparato e ritualità non mi pare cosi lineare ed immediato come puo invece apparire.  le piscologie e le pisichiatrie varie sono altrettanto scienze. possono forse darmi un profilo psicopsichiatrico, ma non spirituale. in un individuo "allineato" i due piani sono "allineati" ma rimangono quantunque due piani ben distinguibili.
     
    Come ben dici tu, non siamo interessati a verificare se dio esiste o meno con i nostri studi: scadremmo nella teologia e inizieremmo a considerare vere o false le religioni che ci apprestiamo a studiare. Sbagli invece a dire che se escludento la partecipazione in prima prsona non possiamo comprendere una religione… uno scienziato che studia il cancro senza averlo non lo capisce forse?! Non capirà i sentimenti che il malato investe nel cancro, ma i sentimenti sono inutili al fine di uno studio scientifico.
    -un medico che non ha il cancro, potra conscerlo dal punto di vista medico ma non sara minimamente in grado di capire cosa sia avere il cancro: uno scienziato potra conoscere una religione ma non potra mai comprendere cosa sia veramente l’essenza di questa perche una "spiritualità" va vissuta (da dentro, non dal di fuori solamente osservata o descritta)
     
    Non confondere poi la Scienza Matematica con quella Umanistica… hanno parametri e metodologie diverse, quindi i scienze religiose non procediamo con formule matematiche, ma creando una "griglia" comparativa che non ha confini netti (a diferenza della scienza che ha parametri rigidi).
    -poiche la scienza della religione non si cura nè dell’aspetto spirituale in senso stretto, nè "emotivo" (la parte che dentro si muove), nè di quello cultuale praticato ma bensì si ferma alla descrizione ed alla parametrizzazione, si lasci dunque la spiritualità a chi la vive quotidianamente, senza quindi cercare di invadere un campo che non le appartiene. le scienze delle religioni sono uno strumento per tutti quegli aspetti detti e discussi, ma si fermi a quanto le compete: andando oltre, subentrano altri tipi di studi e di spiegazioni.

  17. ESTER says:

    ……..

  18. Zel says:

    Faber:
    – per te quindi chiunque non abbia religione non ha morale… inutile farti notare che al mondo 1/4 della popolazione è atea e che non è priva di morale come dici… ovvio,  puoi credere quello che vuoi, ma non per questo è vero.
    -il secondo punto non lo capisco: ti ho spiegato chiaramente che uno storico delle religioni studia la loro storia, coformazione, evoluzione, dogmi ecc… non ci interessa se dio esiste o meno (e non esiste per me personalmente). Un medico non può essere sia medico per curare il corpo che psichiatra per curare la mente… ognuno si specializza in un campo e nessuno a Tutta la Verità al completo.
    -la spiritualità va vissut solo se esiste… uno storico delle religioni studierà i dati e se poi crederà in qualche dio lo pregherà, ma non dovrà ma confondere i due piani, perchè falserebbe le ricerche.
    -l’ultimo punto è perfetto, tranne l’ultima frase, che, per ovvi motivi, non solo mi interessa nè la giudico vera. In compenso, sto leggendo con interesse gli studi che cercano di capire come la religione possa essere stata sviluppata e incentivata dall’evoluzione… un tassello in più al quadro.

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