Tradizionalisti e Razza

KKKEcco le nuove perle che il sito Tradizione e Chiesa  ci regala oggi.

In un nuovo post (http://www.tradizione.biz/forum/viewtopic.php?t=11600 ) viene riportato un lungo aticolo di don Curzio Nitoglia. Questo sacerdote, facendo una ricerca su internet, viene frequentemente inserito nelle liste di anti-semiti, fondamentalisti, negazionisti della Shoà e via dicendo (http://groups.google.com/group/it.cultura.ebraica/msg/0dc6948aa5cb8012 ). Tra i suoi testi più famosi, cito, uno su tutti, “Per padre il diavolo:
un’introduzione al problema ebraico secondo la tradizione cattolica”, dove nel titolo afferma che gli ebrei sono figli del Demonio (http://www.doncurzionitoglia.com/padrediavo.htm). Già segnalato nel 2000 dall’associazione internazionale contro l’antisemitismo Stephen Roth Institute al pari della Lega, di Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Movimento Fascismo e Libertà, è ricordato nel paragrafo “Insulti e Propaganda” dello stesso documento (http://www.tau.ac.il/Anti-Semitism/asw99-2000/italy.htm)
.

Ora che ci siamo fatti un’idea di chi sia questo “don” Curzio, vi cito (tagliuzzato un po’ perché davvero lungo) l’articolo in questione e riporto sotto i commenti entusiasti dei nostri Tradizionalisti, rimandandovi, sempre sulla questione della Razza, all’altro testo dello stesso che trovate in forma completa qui: http://www.doncurzionitoglia.com/Razza&Razzismo.htm .

 

Don Curzio Nitoglia

(…) Il Popolo o la Stirpe

 

Analogamente all’individuo, la “razza” (da “radice”), il popolo o stirpe, risente delle condizioni del “suolo” in cui vive (un nordico veramente tale, ossia al di là delle Alpi, è caratterialmente diverso da un mediterraneo, il sole o la nebbia influiscono sul carattere e le attitudini mentali del popolo) e il “sangue” o le caratteristiche morfologiche che si ricevono dai padri (Patria = terra dei Padri) (…). Ora il corpo che ci trasmettono i nostri Padri risulta non solo dal loro Dna (“il sangue”), ma risentirà anche delle condizioni climatiche, geografiche, atmosferiche, culturali e spirituali (il “suolo” in senso largo del termine) in cui essi si trovano a vivere. (…) La cosa risulta più difficile se al posto di cambiare Nazione si cambia Continente, un asiatico in Europa o un africano in Asia.(…) Onde bisogna coltivare preservare l’ambiente, la cultura e la civiltà, affinché possano continuare a formare ed educare il carattere, le tendenze o inclinazioni, l’intelletto e la volontà dell’uomo europeo, diversissimo da quello asiatico, africano o nord-americano, i quali non hanno alla loro base la cultura mediterranea, greco-romana e cattolico-medievale, le quali sono le radici della vera Europa e non i rivoli inquinati di quella degenere, nata con l’umanesimo cabalistico e neo-pagano (Quattrocento), cresciuta con la riforma protestante (Cinquecento) e il soggettivismo filosofico cartesiano (Seicento), divenuta adulta con la rivoluzione francese (Settecento) e avviatasi verso la senescenza con quella comunista (Ottocento), per toccare il decadimento psico-fisico con la post-modernità nichilistica (Novecento) che stiamo subendo adesso, a partire soprattutto dagli anni Sessanta i quali ci hanno regalato quella che i neo-cons chiamano la “magna Europa” estendentesi, secondo loro, dal nord America sino agli Urali, ove – però – Urali e oltre Atlantico non hanno nulla in comune con l’Europa (…), se non l’interesse economico e imperialista del supercapitalismo“giudaico-bolscevico/demo-pluto-americanista” [Faccio notare che questo personaggio accetta come nostre radici le invasioni del pensiero giudaico nell’ambiente romano a cui erano completamente estranee e che lo distrussero, ma rinnega i debiti culturali che oggi la nostra società deve a culture diverse… la “distruzione” cristiana andava bene, il kebab oggi no!!!]. Tutto ciò deve farci riflettere ed evitare i due opposti errori, a) per eccesso (determinismo biologico …) o b) per difetto, il culto del miscuglio (che vuole unire per forza come optimum stirpi assai diverse tra loro, senza pensare all’integrazione necessaria nel Paese ospitante per vivere in pace con sé e gli altri). Ora quando vi sono migrazioni di massa di “genti” enormemente diverse tra di loro somaticamente, culturalmente, geograficamente e religiosamente, soprattutto se non sono disposte ad accettare lo stile di vita del Paese che “invadono” (come invece fecero i barbari nell’Europa medievale, dando vita al “Sacro Romano Impero Germanico”à questo è un falso storico. I barbari quando invasero portarono per forza nuove idee, culture ecc che soppiantarono alcuni ideali e conoscenze autoctone dando come risultato un nuovo stato) il risultato sarà catastrofico, conflittuale o addirittura da guerra [in]-“civile”. La “in-cultura” dell’accoglienza indiscriminata e assoluta (cui ci ha mal abituato la caritas o meglio imbecillitas, etimologicamente parlando, internationalis) o il “trionfo del meticciato” (che ha toccato l’apice in Usa, dopo la Condoleza Rice, con Barak Obama, volutamente catapultato al rango di “primo” cittadino del mondo, il quale unisce in sé oltre il meticciato afro-americano, anche quello religioso musulmano e giudaico, quest’ultimo particolare ci è stato rivelato solo recentemente dalla stampa anglofona) è un flagello da cui dobbiamo liberarci, prima che sia troppo tardi. Purtroppo anche (…) gli uomini di Chiesa (…), hanno sacrificato la verità al politicamente corretto e ci hanno riempito la Patria di masse che non vogliono assimilarsi, che sono e vogliono essere diverse culturalmente [com’è giusto che siano… i cristiani in Arabia si dovrebbero quindi convertire tutti alla religione islamica? Gli italiani in America dovrebbero mangiare hamburger invece che pasta?], igienicamente e religiosamente da noi. Ebbene di fronte ad un ingiusto aggressore vale l’adagio vim vi repellitur ossia la legittima difesa, ad ogni azione (invasione) corrisponde una reazione (espulsione) uguale e contraria, è una legge di natura e guai a violare la natura essa si rivolta e castiga l’uomo. Nel passato la pagana Roma antica con la sua saggezza, il diritto e la forza della disciplina, riusciva ad amalgamare genti diverse assimilandole e trasmettendo loro la civiltà [altra affermazione storicamente abominevole: Roma fu grande e fu tale perché assunse in se stessa, in un continuo mutamente, usi e costumi degli altri popoli. Si chiama “Costituzione Mista” infatti](…). Purtroppo il neo-“cristianesimo” degenerato dal modernismo (…) ha disfatto la civiltà europea, ha reso i cristiani dei “cretini” (ha inverato la favola di Machiavelli) e ha fatto entrare dentro sé un cavallo di Troia che sono una ventina di milioni di immigrati (quattro milioni solo in Italia), inassimilabili, più forti e motivati, i quali lungi dal voler accettare di essere civilizzati ci rendono incivili più di quanto non siamo già diventati(…). Anzi, alcune volte, in tram a Roma debbo constatare che le donne musulmane – purtroppo – sono molto più civili delle italiane, a partire non solo dal modo di vestirsi delle prime e di svestirsi delle seconde, ma anche dal contegno, modesto o sfacciato, delle une e delle altre (…).

 

La questione afro-camitica

La Rivelazione ci insegna (a dispetto della caritas internationalis) che Noè [mitico personaggio biblico mai esistito] ebbe tre figli (2510 a. C. circa), Sem, Cam e Jafet. Cam (dal quale discendono gli afro-camiti) mancò di rispetto a suo padre[come leggiamo in Gen 9,21, Noè si sbronzò e collassò nudo. Cam lo vide e avvisò i fratelli delle tristi condizioni del padre, che quindi lo coprirono con un mantello per nasconderne le vergogne] (…).  Noè maledisse Cam assieme alla sua posterità (suo figlio Canaan e i Cananei), predicendo che la “razza” o discendenza di Cam sarebbe stata soggetta e schiava dei discendenti di Sem (Semiti) e di Jafet (Indoeuropei). (…) Perciò sono i peccati, gli errori, la cattiva volontà che degradano gli uomini e i popoli, il loro “sangue” e il loro “suolo”. (…) In ciò dovremmo prendere esempio dai “fratelli” Ebrei che non ammettono matrimoni misti, dacché ne conoscono la pericolosità. (…)

 

Ecco i commenti che troverete sul sito dei Tradizionalisti:

 

MARCEL64

Il documento postato da pacelliano non fà una grinza, e non poteva essere altrimenti.

 

sursum corda

Ottimo!!!

 

Emanuelevero

Ma solo in senso spirituale va presa. Come la saggezza contadina del “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Perchè l’intregazione è un percorso lungo e faticoso. Ma il rischio non è un peccato basta sapere che esiste e affrontarlo con consapevolezza.
Perchè a livello di corpo è scientifico che il mischiamento dei genotipi è assolutamente positivo
e migliora la specie umana.
La miscela dei geni è una strategia di natura dimostrata a tutti i livelli biologici.
Rende più forti, resistenti alle malattie e più intelligenti e persino più belli.
Infatti le bellezze femminili che provengono da incroci sono le più affascinanti e mediamente
sono le più gradite secondo gli studi scientifici. Quelle che rispondono a precise caratteristiche
razziali sono assai meno interessanti, più stereotipate.
E’ cosa ben nota il destino delle stirpi reali che a forza di incrociarsi tra consanguinei
sono diventati deficienti… quanto meno molli e inadatti a compiti di grande responsabilità
e i reali di Inghilterra o i nostrani Savoia mostrano ampiamente questa decadenza…
D
Ed è noto che certi paesi in cui gli abitanti si uniscono tra di loro fino a creare nel corso
di generazioni incroci tra conseguinei hanno forme di ritardi mentali ecc…
A livello fisico mischiare fa bene.
E se vale per il corpo deve valere anche per lo spirito.

 

Lorenzo dAgreda

resistenti alle malattie e più intelligenti e persino più belli.

No guarda…non credo proprio!
Noi europei, specialmente a nord, abbiamo le caratteristiche migliori: non abbiamo bisogno di mischiarci con nessuno!

Quelle che rispondono a precise caratteristiche
razziali sono assai meno interessanti, più stereotipate.

Fatti un viaggio in Scandinavia e poi riscrivici!! D

 

(…)Bernadette

Bello e interessante l’articolo di don Curzio Nitoglia,come al solito affronta con chiarezza e sapienza uno dei problemi che attanaglia la società odierna dando chiare delucidazioni sull’argomento relativo alla differenza delle razze.Ricordo infatti che quando ero a scuola l’insegnante di pedagogia mi ripeteva continuamente che la personalità di un individuo era la risultante tra fattori genetico ereditari e socio-culturali-ambientali.
@emanuelevero
Queste caratteristiche rendono l’individuo unico e irripetibile e quindi bello nella sua individualità.
In virtù di questo,la miscelanza delle razze non può produrre buoni risultati in quanto crea individui quasi manipolati.Dio ci ha creati diversi stabilendo le razze, anzi sulla torre di Babele Lui le razze le ha divise e sparse per il mondo (per nostra colpa) e solo noi riunendoci nell’unico vero credo che è la religione cattolica (universale) potremmo, solo in quel caso,divenire un unico popolo.
p.s. la bellezza esteriore è soggettiva è bello ciò che piace.

 

sursum corda

Razzismo significa non disprezzo delle altre razze ma fedeltà alla propria razza, riconosimento della specifica forma di vita che la segna, rispetto di tutti i nessi, interiori e esteriori, superiori e inferiori che la ordinano.

 

à dovrò aggiornare in seguito perché il post è tutt’ora in discussione, quindi pronti ad altre perle

Annunci

Tradizionalisti e Razzismo

Cosa ne pensano i nostri Trafizionalisti delle assurdità xenofobe di "razza", "primato" ecc?

La leggenda di Mosè

Bibbia alla mano, vorrei analizzare per esteso il testo riguardante la mitica figura di Mosè.

Il libro in questione è l’Esodo.

Ora, c’è da dire che l’Esodo descrive gli avvenimenti pseudo-storici avvenuti tra il 1290 a.C. e il 1212 a.C., vale a dire tra il Faraone Sethi I e il suo successore Ramesse II detto Il Grande.  Possiamo collocare gli avvenimenti narrati in questo periodo grazie Es 1,11 che racconta come furono impiegati gli Ebrei in Egitto: per la costruzione delle città di Pitom e Ramses (o meglio, Pi-Ramses). La prima fu fondata da Sethi I, la seconda fu l’esito di una fortificazione attuata da Ramesse II di un avamposto presso il delta del Nilo contro le invasioni ittite di quegli anni. Il Libro Esodo invece fu composto presumibilmente sotto il  regno di Ezechia (716-687 a.C.), anche se il primo riferimento allo stesso risale solo al 622 a.C. Quindi, l’Esodo è stato scritto  circa 500 anni dopo i fatti narrati.

Detto questo, iniziamo la lettura della prima parte del libro (da Esodo 1,1 a Esodo 14,31).

Il testo esordisce dicendo che salì al trono d’Egitto un Faraone (erroneamente chiamato Re nel testo) che non aveva conosciuto Giuseppe (Es 1,4). In Es 12,40 si dice che il giorno in cui gli Ebrei fuggirono dall’Egitto cadeva esattamente 430 anni dopo Giuseppe. Facendo un paio di calcoli, si può dire dunque che gli Ebrei entrarono in Egitto tra il 1650 a.C. e il 1543 a.C., vale a dire durante il periodo della dominazione Hiksos dell’Egitto, coincidente con la XV e XVI dinastia (del nord; al sud si era instaurata la dinastia Tebana).

Fatto sta, che il nuovo Faraone, spaventato dal gran numero degli Ebrei presenti sul suo territorio, li spedì a lavorare alla costruzione delle due città di Pitom e Ramses (ovviamente, l’autore del testo fa confusione tra Sethi e Ramesse e attribuisce al primo anche i lavori del secondo) (Es. 1,11). Per limitare poi il loro numero, impone che i loro figli maschi siano uccisi e risparmiate solo le femmine (Es. 1,16)… non esiste alcuna prova di questo, né archeologica (resti di bambini) né nelle fonti egizie. Nasce Mosè (Es 2,2) e la madre per salvarlo lo mette in una cesta e l’abbandona nel corso del fiume Nilo (Es 2,3): c’è da chiedersi perché non lo abbia dato subito in pasto ai coccodrilli, ma i miti di rado sono logici! Il bambino è salvato da una delle figlie del Faraone che lo adotta e lo fa crescere (Es 2,5-10).

Peccato che questa storia non sia originale! E’ copiata da un mito ben più antico appartenente alle tradizioni mesopotamiche. Inutile far notare che i Babilonesi occuparono la Giudea per secoli e che quindi gli ebrei entrarono in contatto con tutti i miti mesopotamici. Il mito in questione è quello di Sargon, re Sumerico realmente esistito che visse tra il 2334 a.C. e il 2279 a.C. Il mito, scritto definitivamente nel VII sec a.C. (e quindi in contemporanea alla stesura dell’Esodo. Prima ovviamente era noto per via orale) cita:

La mia madre ‘scambiata’ mi concepì, in segreto mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò e mi portò ad Akki, l’estrattore d’acqua. Akki, l’estrattore d’acqua, mi prese come figlio e mi allevò.”

 Lapalissiana è la coincidenza delle due storie, solo che una risale a 1000 anni prima dell’altra.

Intanto Mosè cresce, uccide un Egiziano che stava colpendo un ebreo (non si sa il motivo però della punizione) (Es 2,11-12) e per paura che proprio gli Ebrei lo denuncino (Es 2,14), e probabilmente lo hanno fatto visto che il Faraone cerca di metterlo a morte per omicidio (Es 2,15), fugge a Madian (Es 2,15) dove sposa la figlia di un sacerdote e si mette a fare il pastore (Es 2,21 ed Es 3,1).

Intanto, Sethi I muore e sale al trono un nuovo Faraone (Es 2,23).

Mosè è a pascolare le greggi (Es 3,1) quando gli compare l’angelo del Signore sotto forma di rovereto in fiamme (Es 3,2). Mosè si accosta e l’angelo diventa improvvisamente il Signore (sempre sotto forma di rovereto in fiamme… c’è un salto di soggetto. Es 3,4). Comunque sia, il Signore (o angelo o allucinazione… come volete) gli dice che deve liberare gli Ebrei  (che, per amore della storia, non erano assolutamente schiavi in Egitto in quanto non esistevano schiavi, ma lavoratori con contratti e paghe, forse non faraoniche, ma comunque paghe erano!) e portarli alla terra promessa (che però era occupata da altri popoli… ma il loro Dio non era forte come questo evidentemente!) (Es 3,8-9). Dio raccomanda a Mosè poi, di non fuggire a mani vuote, ma di ingraziarsi i vicini di casa egizi e di farsi prestare il loro oro e argento: fuggendo, gli Ebrei non avrebbero più potuto restituire i prestiti e sarebbero stati ricchi senza aver fatto nulla, lasciando i poveri cittadini egizi senza nulla (Es 3,21-22). Mosè poi ha paura che nessuno crederà alla sua missione (Es 4,1) e allora Dio gli da dei “prodigi” per convincere gli Ebrei: una bastone che si trasforma in serpente e che, riafferrato per la coda, ridiventa serpente (Es 4,3-4), una mano lebbrosa che guarisce (Es 4,6-7) e la capacità di trasformare una bacinella di acqua del Nilo in sangue una volta a contatto col terreno (Es 4,9), preludio ovviamente della capacità di trasformare TUTTO il Nilo in sangue.

E’ da notare come nemmeno la storiella del bastone che si trasforma in serpente è nuova, ma tratta da un mito egizio scritto tra il 1650 a.C, e il 1540 a.C. (quindi proprio quanto gli Ebrei giungono in Egitto sotto la XV-XVI dinastia degli Hiksos; quindi, 400 anni prima del buon Mosè) e narrante prodigi avvenuti sotto il regno di Keope, vissuto tra il 2650 a.C. e il 2510 a.C., quindi appartenente alla IV dinastia (vale a dire quella che ha fatto le piamidi!). Il racconto, scritto sul Papio n. 3033 conservato a Berlino, racconta che: un sacerdote, temendo che la moglie lo tradisca, plasma nella cera un coccodrillo e lo getta nel laghetto dove crede che l’amante della moglie vada a “purificarsi” dopo aver “consumato”. Il coccodrillo, grazie al dio Ptha, dovrebbe prendere vita (e divorare) il suddetto seduttore di mogli nel caso in cui si bagni nello stagno. Questo avviene, il coccodrillo prende vita e divora il mal capitato. Il sacerdote torna e richiama il coccodrillo, che esce dall’acqua col fedifrago nelle fauci. Per non spaventare tutto il seguito, afferra il coccodrillo per la coda ed esso torna ad essere di cera. Se la storia quindi non c’entra molto, innegabile è la procedura magica applicata in questo caso e nel caso del bastone di Mosè. Lanciando qualcosa, per magia prende vita e, riafferrandolo per la coda, ritorna ad essere inanimato. Probabilmente era una pratica comune degli stregoni e maghi del tempo.

Ma non è tutto: Dio promette a Mosè che indurirà il cuore del Faraone di proposito, così che egli non voglia ascoltare le parole di Mosè e debba subire le ire di Dio (Es 4,21)… ora, questo Dio è davvero sadico e crudele. Convintosi, Mosè torna in Egitto (Es 4,20) con Aronne (e famiglia) al seguito (ottimo oratore a differenza sua Es 4,14). Qui va a parlare col Faraone che però ha il cuore indurito da Dio tanto che, ogni volta che si decide a lasciar libero il popolo ebraico, il Signore di Mosè interviene e gli fa volutamente cambiare idea (Es 9,10; 10,1-2; 12,10; 14,4)!!!!!! Mosè intanto cerca di ingannare Ramesse perché non chiede la liberazione del popolo ebraico, ma solo il permesso per una scampagnata nel deserto di 3 giorni per fare dei sacrifici rituali (Es 5,1). Il Faraone, tra una piaga e l’altra (le piaghe in totale sono 10, fatte a volte da Aronne, altre da Mosè e altre ancora direttamente da Dio; Es 7,20; 8,2; 8,13; 8,20; 9,6; 9,10; 9,23; 10,22; 12,29)  gli concede di andare a sacrificare, ma Mosè pretende ora che vadano con lui pure donne, bambini e anziani (Es 8,20 e Es 10,8). Il Faraone poi lo concede, ma chiede di lasciare in Egitto tutto il bestiame non necessario ai sacrifici come prova che torneranno (Es 10,26) (e anche perché, nel caso di fuga, almeno avrebbe avuto del bestiame con cui salvare il popolo egizio devastato dalle piaghe delle cavallette e della morte del bestiame). Mosè si rifiuta di acconsentire e il Faraone è tentato di lasciarlo andare via comunque, ma interviene di nuovo Dio (Es 12,10) e Ramesse II cambia idea, incorrendo nella collera di Dio (ma come?!?!? Era stato Dio a convincerlo!!! Ed ora si arrabbia?!?!?) e nella decima piaga: la morte dei primogeniti (sia umani che animali, giusto per sterminare proprio tutti! Es 12,12). E’ fatta: Dio scatena la piaga con grande soddisfazione (Es 12,29) e il primogenito del Faraone muore.

Peccato che il primogenito di Ramesse II, Amonherkhepeshef, non morì di pestilenza o altro, ma per un colpo in testa da parte di una lama duante una scaramuccia presso il Mare delle Canne (esatto! Quello che nella Bibbia è oscenamente tradotto con Mar Rosso per spettacolizzare di più il “miracolo” di Mosè. In realtà il Mare delle Canne sono le paludi del nord Egitto). Lo sappiamo perché…. Abbiamo il suo teschio e il suo corredo funebre! Mi spiace per il Dio di Mosè, ma la storia della morte dei primogeniti è una grande bufala (non esistono poi alcun prove delle altre 9 piaghe.. anzi, il regno di Ramesse II fu il più splendido e fiorente della civiltà egizia, quindi non fu colpito da alcuna calamità naturale degna di nota o devastante. Povero Mosè!).

Dopo la fanta-decima-piaga, il Faraone scaccia gli Ebrei dall’Egitto (Es 10,30). Gli Ebrei si ricordano però delle parole di Dio e, prima di levare le tende, si ingraziano i cittadini egizi (ormai stremati, stando alla Bibbia, dalla morte di tutto il bestiame, dalle rane, dalle cavallette che distrussero i magazzini con le sementi, dalla grandine che distrusse tutti i raccolti e dalla moria di tutti i pesci del Nilo), dicevo, si ingraziano i poveri e disperati egizi e si fanno astutamente prestare tutto il loro oro e argento (Es 12,35). Sono così indaffarati ad arraffare le misere ricchezze del popolo egizio che si dimenticano però le provviste (Es 12,39)!!!!

Arraffato tutto, gli Ebrei partono e Dio li conduce verso il MARE DELLE CANNE (e non il Mar Rosso, Es 13,17) e da lì li fa tornare in dietro (Es 14,2) per far credere al Faraone che si sono persi e stanno vagando senza meta (Es 14,3). Dio interviene di nuovo e convince il Faraone a inseguire i fuggiaschi (nonostante il Faraone non ne volesse più sapere di loro! Es 14,4). Ramesse salta su un carro e si mette a inseguirli con tutto l’esercito (Es 14,6).

Peccato che Ramesse II all’epoca dei fatti (il 1250 a.C. circa) avesse più o meno 60 anni (morì dopo 66 anni di regno a 98 anni) e fosse gravemente malato di artrite da almeno 15 anni!!! Dubito che un nonnino di 60 anni con artrite e infezioni varie avesse la forza di comandare l’esercito contro un manipolo di ribelli!!!

Dio, soddisfatto, dice a Mosè di aprire le acque del Mare delle Canne (che era una palude, quindi c’era ben poco da aprire.., Es 14,16) e gli Ebrei si infilano tra le due pareti del mare passando sull’asciutto fondale seguiti dal nonno Ramesse II e dal suo esercito (Es 14,23). Gli Egizi però hanno paura per il prodigio e decidono di lasciar andare gli Ebrei, quindi si voltano e fanno per fuggire (Es 14,24-25). Ma Dio è implacabile e, nonostante siano in fuga, ordina a Mosè di far richiudere le acque per massacrarli tutti (Es 14,26). Mosè ubbidisce e le acque travolgono il Faraone e l’esercito (Es 14,27). Gli Ebrei possono ammirare l’opera di Dio sulla riva, dove compaiono miriadi di cadaveri degli egizi (Es 14,28). Sono finalmente liberi.

Per prima cosa, parliamo delle “acque che si dividono”. Come per la storia del bastone che diventa serpente, anche questa è tratta dallo stesso papiro (n. 3033, conservato a Berlino, scritto dopo il 1650 a.C. sotto gli Hiksos e narrante delle opere compiute da maghi sotto Keope, vissuto nel 2650 a.C.). In un altro passo del papiro si narra che il pendente di una delle favorite del Faraone cadde nelle acque del Nilo e che la giovinetta iniziò a tenere il broncio. Il Faraone allora chiamò un grande sacerdote che tagliò a metà, da sponda a sponda, le acque del fiume, ripiegò una nelle due parti sull’altra, e camminando sul fondale asciutto ritrovò il pendente della ragazza. Richiuse poi le acque. Vi ricorda qualcosa?!?!

L’altro appunto da fare è la “distruzione” dell’esercito egizio alla chiusura delle acque del “Mar Rosso”: si dice chiaramente nel testo Biblico che il Faraone fu travolto dal Mare (Es 14,28) ma sappiamo che Ramesse morì circa 30 anni dopo di vecchiaia nel suo letto! Inoltre, si dice che i carri e gli armamenti dell’esercito andarono a fondo nel Mare (Es 15,5): peccato che in nessun luogo del Mar Rosso si siano trovati queste centinaia di reperti sommersi (per chi non lo sa, il Mar Rosso è la meta preferita da parte di tutti i sub d’Europa e che quindi è stato esplorato tutto in lungo e in largo, trovando anfore e navi, ma mai carri!!!)!!! Infine, l’esercito Egizio non può essere stato distrutto nel 1250 a.C. visto che dopo poco dovette impegnarsi in guerra!!!

 

Detto questo, spero vi siate divertiti con questo racconto mitico, fantastico e sadico.

Fonti:

-La Bibbia di Gerusalemme, EDB

-L’Antico Egitto, E. Bresciani, DeAgostini, 2005

-Antologia della letteratura egizia del Medio Regno vol II, M. Chioffi, Ananke, 2008

– Come la Bibbia divenne un Libro, W.M. Schneidewind, Queriniana, 2008

-Atlante Storico Garzanti, 1999

http://it.wikipedia.org/wiki/Sargon_di_Akkad

-Bibbia, una Biografia, K. Armstrong, Newton Editori, 2007

-Miti Egizi, G.Hart, Mondadori,  1994

-Miti dell’Antico Egitto, E.Brunner, Mondadori, 1999