La leggenda di Mosè

Bibbia alla mano, vorrei analizzare per esteso il testo riguardante la mitica figura di Mosè.

Il libro in questione è l’Esodo.

Ora, c’è da dire che l’Esodo descrive gli avvenimenti pseudo-storici avvenuti tra il 1290 a.C. e il 1212 a.C., vale a dire tra il Faraone Sethi I e il suo successore Ramesse II detto Il Grande.  Possiamo collocare gli avvenimenti narrati in questo periodo grazie Es 1,11 che racconta come furono impiegati gli Ebrei in Egitto: per la costruzione delle città di Pitom e Ramses (o meglio, Pi-Ramses). La prima fu fondata da Sethi I, la seconda fu l’esito di una fortificazione attuata da Ramesse II di un avamposto presso il delta del Nilo contro le invasioni ittite di quegli anni. Il Libro Esodo invece fu composto presumibilmente sotto il  regno di Ezechia (716-687 a.C.), anche se il primo riferimento allo stesso risale solo al 622 a.C. Quindi, l’Esodo è stato scritto  circa 500 anni dopo i fatti narrati.

Detto questo, iniziamo la lettura della prima parte del libro (da Esodo 1,1 a Esodo 14,31).

Il testo esordisce dicendo che salì al trono d’Egitto un Faraone (erroneamente chiamato Re nel testo) che non aveva conosciuto Giuseppe (Es 1,4). In Es 12,40 si dice che il giorno in cui gli Ebrei fuggirono dall’Egitto cadeva esattamente 430 anni dopo Giuseppe. Facendo un paio di calcoli, si può dire dunque che gli Ebrei entrarono in Egitto tra il 1650 a.C. e il 1543 a.C., vale a dire durante il periodo della dominazione Hiksos dell’Egitto, coincidente con la XV e XVI dinastia (del nord; al sud si era instaurata la dinastia Tebana).

Fatto sta, che il nuovo Faraone, spaventato dal gran numero degli Ebrei presenti sul suo territorio, li spedì a lavorare alla costruzione delle due città di Pitom e Ramses (ovviamente, l’autore del testo fa confusione tra Sethi e Ramesse e attribuisce al primo anche i lavori del secondo) (Es. 1,11). Per limitare poi il loro numero, impone che i loro figli maschi siano uccisi e risparmiate solo le femmine (Es. 1,16)… non esiste alcuna prova di questo, né archeologica (resti di bambini) né nelle fonti egizie. Nasce Mosè (Es 2,2) e la madre per salvarlo lo mette in una cesta e l’abbandona nel corso del fiume Nilo (Es 2,3): c’è da chiedersi perché non lo abbia dato subito in pasto ai coccodrilli, ma i miti di rado sono logici! Il bambino è salvato da una delle figlie del Faraone che lo adotta e lo fa crescere (Es 2,5-10).

Peccato che questa storia non sia originale! E’ copiata da un mito ben più antico appartenente alle tradizioni mesopotamiche. Inutile far notare che i Babilonesi occuparono la Giudea per secoli e che quindi gli ebrei entrarono in contatto con tutti i miti mesopotamici. Il mito in questione è quello di Sargon, re Sumerico realmente esistito che visse tra il 2334 a.C. e il 2279 a.C. Il mito, scritto definitivamente nel VII sec a.C. (e quindi in contemporanea alla stesura dell’Esodo. Prima ovviamente era noto per via orale) cita:

La mia madre ‘scambiata’ mi concepì, in segreto mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò e mi portò ad Akki, l’estrattore d’acqua. Akki, l’estrattore d’acqua, mi prese come figlio e mi allevò.”

 Lapalissiana è la coincidenza delle due storie, solo che una risale a 1000 anni prima dell’altra.

Intanto Mosè cresce, uccide un Egiziano che stava colpendo un ebreo (non si sa il motivo però della punizione) (Es 2,11-12) e per paura che proprio gli Ebrei lo denuncino (Es 2,14), e probabilmente lo hanno fatto visto che il Faraone cerca di metterlo a morte per omicidio (Es 2,15), fugge a Madian (Es 2,15) dove sposa la figlia di un sacerdote e si mette a fare il pastore (Es 2,21 ed Es 3,1).

Intanto, Sethi I muore e sale al trono un nuovo Faraone (Es 2,23).

Mosè è a pascolare le greggi (Es 3,1) quando gli compare l’angelo del Signore sotto forma di rovereto in fiamme (Es 3,2). Mosè si accosta e l’angelo diventa improvvisamente il Signore (sempre sotto forma di rovereto in fiamme… c’è un salto di soggetto. Es 3,4). Comunque sia, il Signore (o angelo o allucinazione… come volete) gli dice che deve liberare gli Ebrei  (che, per amore della storia, non erano assolutamente schiavi in Egitto in quanto non esistevano schiavi, ma lavoratori con contratti e paghe, forse non faraoniche, ma comunque paghe erano!) e portarli alla terra promessa (che però era occupata da altri popoli… ma il loro Dio non era forte come questo evidentemente!) (Es 3,8-9). Dio raccomanda a Mosè poi, di non fuggire a mani vuote, ma di ingraziarsi i vicini di casa egizi e di farsi prestare il loro oro e argento: fuggendo, gli Ebrei non avrebbero più potuto restituire i prestiti e sarebbero stati ricchi senza aver fatto nulla, lasciando i poveri cittadini egizi senza nulla (Es 3,21-22). Mosè poi ha paura che nessuno crederà alla sua missione (Es 4,1) e allora Dio gli da dei “prodigi” per convincere gli Ebrei: una bastone che si trasforma in serpente e che, riafferrato per la coda, ridiventa serpente (Es 4,3-4), una mano lebbrosa che guarisce (Es 4,6-7) e la capacità di trasformare una bacinella di acqua del Nilo in sangue una volta a contatto col terreno (Es 4,9), preludio ovviamente della capacità di trasformare TUTTO il Nilo in sangue.

E’ da notare come nemmeno la storiella del bastone che si trasforma in serpente è nuova, ma tratta da un mito egizio scritto tra il 1650 a.C, e il 1540 a.C. (quindi proprio quanto gli Ebrei giungono in Egitto sotto la XV-XVI dinastia degli Hiksos; quindi, 400 anni prima del buon Mosè) e narrante prodigi avvenuti sotto il regno di Keope, vissuto tra il 2650 a.C. e il 2510 a.C., quindi appartenente alla IV dinastia (vale a dire quella che ha fatto le piamidi!). Il racconto, scritto sul Papio n. 3033 conservato a Berlino, racconta che: un sacerdote, temendo che la moglie lo tradisca, plasma nella cera un coccodrillo e lo getta nel laghetto dove crede che l’amante della moglie vada a “purificarsi” dopo aver “consumato”. Il coccodrillo, grazie al dio Ptha, dovrebbe prendere vita (e divorare) il suddetto seduttore di mogli nel caso in cui si bagni nello stagno. Questo avviene, il coccodrillo prende vita e divora il mal capitato. Il sacerdote torna e richiama il coccodrillo, che esce dall’acqua col fedifrago nelle fauci. Per non spaventare tutto il seguito, afferra il coccodrillo per la coda ed esso torna ad essere di cera. Se la storia quindi non c’entra molto, innegabile è la procedura magica applicata in questo caso e nel caso del bastone di Mosè. Lanciando qualcosa, per magia prende vita e, riafferrandolo per la coda, ritorna ad essere inanimato. Probabilmente era una pratica comune degli stregoni e maghi del tempo.

Ma non è tutto: Dio promette a Mosè che indurirà il cuore del Faraone di proposito, così che egli non voglia ascoltare le parole di Mosè e debba subire le ire di Dio (Es 4,21)… ora, questo Dio è davvero sadico e crudele. Convintosi, Mosè torna in Egitto (Es 4,20) con Aronne (e famiglia) al seguito (ottimo oratore a differenza sua Es 4,14). Qui va a parlare col Faraone che però ha il cuore indurito da Dio tanto che, ogni volta che si decide a lasciar libero il popolo ebraico, il Signore di Mosè interviene e gli fa volutamente cambiare idea (Es 9,10; 10,1-2; 12,10; 14,4)!!!!!! Mosè intanto cerca di ingannare Ramesse perché non chiede la liberazione del popolo ebraico, ma solo il permesso per una scampagnata nel deserto di 3 giorni per fare dei sacrifici rituali (Es 5,1). Il Faraone, tra una piaga e l’altra (le piaghe in totale sono 10, fatte a volte da Aronne, altre da Mosè e altre ancora direttamente da Dio; Es 7,20; 8,2; 8,13; 8,20; 9,6; 9,10; 9,23; 10,22; 12,29)  gli concede di andare a sacrificare, ma Mosè pretende ora che vadano con lui pure donne, bambini e anziani (Es 8,20 e Es 10,8). Il Faraone poi lo concede, ma chiede di lasciare in Egitto tutto il bestiame non necessario ai sacrifici come prova che torneranno (Es 10,26) (e anche perché, nel caso di fuga, almeno avrebbe avuto del bestiame con cui salvare il popolo egizio devastato dalle piaghe delle cavallette e della morte del bestiame). Mosè si rifiuta di acconsentire e il Faraone è tentato di lasciarlo andare via comunque, ma interviene di nuovo Dio (Es 12,10) e Ramesse II cambia idea, incorrendo nella collera di Dio (ma come?!?!? Era stato Dio a convincerlo!!! Ed ora si arrabbia?!?!?) e nella decima piaga: la morte dei primogeniti (sia umani che animali, giusto per sterminare proprio tutti! Es 12,12). E’ fatta: Dio scatena la piaga con grande soddisfazione (Es 12,29) e il primogenito del Faraone muore.

Peccato che il primogenito di Ramesse II, Amonherkhepeshef, non morì di pestilenza o altro, ma per un colpo in testa da parte di una lama duante una scaramuccia presso il Mare delle Canne (esatto! Quello che nella Bibbia è oscenamente tradotto con Mar Rosso per spettacolizzare di più il “miracolo” di Mosè. In realtà il Mare delle Canne sono le paludi del nord Egitto). Lo sappiamo perché…. Abbiamo il suo teschio e il suo corredo funebre! Mi spiace per il Dio di Mosè, ma la storia della morte dei primogeniti è una grande bufala (non esistono poi alcun prove delle altre 9 piaghe.. anzi, il regno di Ramesse II fu il più splendido e fiorente della civiltà egizia, quindi non fu colpito da alcuna calamità naturale degna di nota o devastante. Povero Mosè!).

Dopo la fanta-decima-piaga, il Faraone scaccia gli Ebrei dall’Egitto (Es 10,30). Gli Ebrei si ricordano però delle parole di Dio e, prima di levare le tende, si ingraziano i cittadini egizi (ormai stremati, stando alla Bibbia, dalla morte di tutto il bestiame, dalle rane, dalle cavallette che distrussero i magazzini con le sementi, dalla grandine che distrusse tutti i raccolti e dalla moria di tutti i pesci del Nilo), dicevo, si ingraziano i poveri e disperati egizi e si fanno astutamente prestare tutto il loro oro e argento (Es 12,35). Sono così indaffarati ad arraffare le misere ricchezze del popolo egizio che si dimenticano però le provviste (Es 12,39)!!!!

Arraffato tutto, gli Ebrei partono e Dio li conduce verso il MARE DELLE CANNE (e non il Mar Rosso, Es 13,17) e da lì li fa tornare in dietro (Es 14,2) per far credere al Faraone che si sono persi e stanno vagando senza meta (Es 14,3). Dio interviene di nuovo e convince il Faraone a inseguire i fuggiaschi (nonostante il Faraone non ne volesse più sapere di loro! Es 14,4). Ramesse salta su un carro e si mette a inseguirli con tutto l’esercito (Es 14,6).

Peccato che Ramesse II all’epoca dei fatti (il 1250 a.C. circa) avesse più o meno 60 anni (morì dopo 66 anni di regno a 98 anni) e fosse gravemente malato di artrite da almeno 15 anni!!! Dubito che un nonnino di 60 anni con artrite e infezioni varie avesse la forza di comandare l’esercito contro un manipolo di ribelli!!!

Dio, soddisfatto, dice a Mosè di aprire le acque del Mare delle Canne (che era una palude, quindi c’era ben poco da aprire.., Es 14,16) e gli Ebrei si infilano tra le due pareti del mare passando sull’asciutto fondale seguiti dal nonno Ramesse II e dal suo esercito (Es 14,23). Gli Egizi però hanno paura per il prodigio e decidono di lasciar andare gli Ebrei, quindi si voltano e fanno per fuggire (Es 14,24-25). Ma Dio è implacabile e, nonostante siano in fuga, ordina a Mosè di far richiudere le acque per massacrarli tutti (Es 14,26). Mosè ubbidisce e le acque travolgono il Faraone e l’esercito (Es 14,27). Gli Ebrei possono ammirare l’opera di Dio sulla riva, dove compaiono miriadi di cadaveri degli egizi (Es 14,28). Sono finalmente liberi.

Per prima cosa, parliamo delle “acque che si dividono”. Come per la storia del bastone che diventa serpente, anche questa è tratta dallo stesso papiro (n. 3033, conservato a Berlino, scritto dopo il 1650 a.C. sotto gli Hiksos e narrante delle opere compiute da maghi sotto Keope, vissuto nel 2650 a.C.). In un altro passo del papiro si narra che il pendente di una delle favorite del Faraone cadde nelle acque del Nilo e che la giovinetta iniziò a tenere il broncio. Il Faraone allora chiamò un grande sacerdote che tagliò a metà, da sponda a sponda, le acque del fiume, ripiegò una nelle due parti sull’altra, e camminando sul fondale asciutto ritrovò il pendente della ragazza. Richiuse poi le acque. Vi ricorda qualcosa?!?!

L’altro appunto da fare è la “distruzione” dell’esercito egizio alla chiusura delle acque del “Mar Rosso”: si dice chiaramente nel testo Biblico che il Faraone fu travolto dal Mare (Es 14,28) ma sappiamo che Ramesse morì circa 30 anni dopo di vecchiaia nel suo letto! Inoltre, si dice che i carri e gli armamenti dell’esercito andarono a fondo nel Mare (Es 15,5): peccato che in nessun luogo del Mar Rosso si siano trovati queste centinaia di reperti sommersi (per chi non lo sa, il Mar Rosso è la meta preferita da parte di tutti i sub d’Europa e che quindi è stato esplorato tutto in lungo e in largo, trovando anfore e navi, ma mai carri!!!)!!! Infine, l’esercito Egizio non può essere stato distrutto nel 1250 a.C. visto che dopo poco dovette impegnarsi in guerra!!!

 

Detto questo, spero vi siate divertiti con questo racconto mitico, fantastico e sadico.

Fonti:

-La Bibbia di Gerusalemme, EDB

-L’Antico Egitto, E. Bresciani, DeAgostini, 2005

-Antologia della letteratura egizia del Medio Regno vol II, M. Chioffi, Ananke, 2008

– Come la Bibbia divenne un Libro, W.M. Schneidewind, Queriniana, 2008

-Atlante Storico Garzanti, 1999

http://it.wikipedia.org/wiki/Sargon_di_Akkad

-Bibbia, una Biografia, K. Armstrong, Newton Editori, 2007

-Miti Egizi, G.Hart, Mondadori,  1994

-Miti dell’Antico Egitto, E.Brunner, Mondadori, 1999

 

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