La follia religiosa

Parla Follia:

“[40] E’ senza dubbio della mia pasta, invece, la schiera di quegli uomini che si divertono ad ascoltare o narrare storie di miracoli o di prodigi fantastici e non si stancano mai di ascoltare favole in cui si parla di eventi portentosi, di spettri, di fantasmi, di larve, degl’inferi, o di altre innumerevoli cose del genere. Quanto più la favola si scosta dal vero, tanto più volentieri ci credono, tanto più voluttuosamente le loro orecchie ne sono solleticate. (…) [41] Avete mai visto un devoto che sia scampato alla follia, che sia diventato di un pelo più saggio? (…) Tanto rigurgita ovunque di tali deliri tutta la vita di tutti i cristiani (…). [53] Quanto ai teologi, forse meglio farei a non parlarne, evitando di suscitare un vespaio e di toccare quest’erba puzzolente, perché, altezzosi e litigiosi come sono, non abbiano ad assalirmi a schiere con centinaia di argomenti, costringendomi a fare ammenda. Se mi rifiutassi, mi accuserebbero senz’altro di eresia, questo essendo il fulmine con cui di solito atterriscono chi non gode le loro simpatie. (…) Infatti devono a me quell’alta opinione di sè che li rende felici, come se il terzo cielo fosse la loro dimora, e li induce a guardare dall’alto in basso con una sorta di commiserazione tutti gli altri mortali, quasi animali che strisciano a terra (…).  Aggiungi sentenze così paradossali che i famosi oracoli stoici, detti appunto paradossi, sembrano al confronto luoghi comuni dei più rozzi e banali. Per esempio, che accomodare una volta la scarpa di un povero nel giorno del Signore è delitto più grave che strangolare mille uomini; che dire una volta tanto una sola bugia, per quanto piccina, è più grave che lasciare andare in malora il mondo intero con tutta la sua dovizia di cose utili e belle. (…) Nel frattempo, però, gli altri rimangono pieni di sè, addirittura si battono le mani. (…)Se poi qualcosa non coincide a capello con le loro conclusioni esplicite e implicite, come fossero i censori del mondo, ne impongono la ritrattazione e, come se parlasse l’oracolo, sentenziano: "Proposizione scandalosa"; "proposizione irriverente"; "questa odora di eresia"; "questa suona male". (…) A tal segno la loro testa è infarcita di una miriade di sciocchezze del genere che, secondo me, nemmeno quella di Giove era così gonfia quando, sul punto di partorire Minerva, chiese a Vulcano di tirare un bel colpo di scure. (…) A volte, anch’io rido del fatto che, quanto più il loro linguaggio è barbaro e rozzo, tanto più si credono grandi teologi, e in quel balbettare, comprensibile solo da un altro balbuziente, loro chiamano finezza d’ingegno quello che la gente non capisce. Negano infatti che sia compatibile con la dignità delle sacre lettere sottomettersi alle leggi della grammatica. (…) [54] (…)Non vedo che cosa potrebbe esserci di più miserando di loro, se non ci fossi io a soccorrerli in tanti modi. (…) In primo luogo ritengono che il massimo della religiosità consista nell’assenza di cultura, tanto da non sapere neppur leggere. (…) Dio immortale! come gesticolano! E come cambiano voce! E come canterellano! Come si spenzolano verso l’uditorio e come mutano espressione! come punteggiano tutto con urla! (…) Vi rendete conto, suppongo, di quel che mi deve questa specie di uomini, che esercitando tra i mortali una sorta di tirannia attraverso cerimonie da burla, ridicole sciocchezze e urla scomposte, si credono dei nuovi San Paolo e Sant’Antonio. (…)”

Erasmo da Rotterdam, 1514, L’elogio della Follia

Negare l’evidenza…

Stavo amabilmente chiacchierando su Msn con una persona che tenta di "convertirmi" all’Evangelismo, quando… pur di non ragionare ha preferito negare l’evidenza… e cioè che le Cavallette hanno 6 zampe e non 4 come dice il Levitico!!!
 

Come chiunque può contare, la cavalletta qui sopra ha EVIDENTEMENTE 6 zampe e non 4.

La persona in questione ha tentato un’arrampicata acrobtica sui vetri spiegandomi che, poichè la Bibbia è perfetta, allora all’epoca del Levitico le cavallette avevano per forza 4 zampe e non 6, e che il paio in più sarà spuntato in epoca moderna.

Purtroppo per lei, nella Lista Gardier di tutti i geroglifici esistenti, nella sezione L al punto 4 c’è.. una cavalletta con 6 zampe!

Tale geroglifico risale al 3000 a.C., quindi ben prima del Levitico (scritto nel VIII a.C.) e ben prima di Mosè (che visse nel 1250 a.C. circa).

E, sempre purtroppo per lei, esistono anche fossili di cavallette dove si possono contare le zampette:

 

In quella di sinistra si vedono chiaramente le 3 zampe sul lato sinistro… quindi, 3 per lato= 6 zampe. I fossili sono del periodo dell’Oligocene, che si data dai 34 milioni ai 23 milioni di anni fa…

Il discorso era nato da una sua considerazione sul "dono delle lingue" che si riceve col "battesimo dello spirito": lei sa che chi lo riceve parla davvero tali lingue non perchè qualcuno le ha riconosciute o autenticate, ma perchè "così c’è scritto nel Libro Sacro" quindi, poichè tutto quello che tale libro è vero e perfetto, allora lo è anche tale "dono"… io le ho così citato il caso della cavalletta azzoppata dal Levitico e da qui la sua teoria sulla comparsa posteriore delle 2 zampe in più non citate dalla Bibbia.

Ricordo, infine, che il "dono delle lingue" è definito anche dal sito ufficiale degli evangelici (evangelici.net) come dono della "glossolalia"… probabilmente dio non lo ha detto loro, ma la glossolalia non è il dono di parlare delle lingue vere senza averle mai studiate, ma è parlare qualcosa che SEMBRA una lingua ma che in realtà non è niente se non un’accozzaglia di suoni emessi a caso che, in alcuni casi, ricordano delle lingue vere…

Un esempio: Casas venir dios aguanto levar… può sembrare spagnolo, ma sono solo parole a caso che ricordano epr assonanza alcune terminazioni spagnole!!!

Poveri loro….

Chiesa e Sesso III

Continuiamo con i nostri studi sul Catechismo della Chiesa Cattolica. Dopo la prima parte sulle “Offese alla Castità” si arriva a 3 paragrafi dedicati all’omosessualità. Il lavoro è stato enorme, perché la Chiesa Cattolica produce a medie impressionanti centinaia di documenti ogni anno contro tale “problema”. Ho deciso di citare solo i più famosi e controversi, e di evitare le analisi delle dichiarazioni dei singoli preti, vescovi ecc per evitare di scrivere un trattato di mille pagine.

Buona lettura.

 

Castità e omosessualità

 

2357: “appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni” la Chiesa li condanna come “intrinsecamente disordinati”. La cosa “tragi-comica”, per iniziare, è il passo che il Catechismo cita come fonte per la condanna all’omosessualità: Gen 19,1-29. Tale passo narra di due angeli che vanno a Sodoma per salvare Lot e le sue figlie dall’imminente distruzione divina della città. Gli uomini della città vorrebbero abusare dei due stranieri (Gen 19, 5) ma Lot, da bravo diletto di dio, proclama “Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quello che vi piace (…) ” Gen 19, 8.  La storia si conclude in Gen 19, 33 e Gen 19, 35 con il padre che giace lui stesso con le due figlie per dare origini ai Moabiti e agli Ammoniti. Trovo sia un esempio topico da citare proprio contro l’omosessualità e non contro la violenza sulle donne, l’incesto, lo stupro di innocenti, la vendita delle donne, l’istigazione alla prostituzione e alla pedofilia, ecc…

Nel documento Persona Humana della Congregazione per la Dottrina della Chiesa del 1975, al paragrafo 8: La loro colpevolezza sarà giudicata (…). Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile. Esse sono connotate (…) come gravi depravazioni e presentate, anzi, come la funesta conseguenza di un rifiuto di dio. Interessante è la definizione della morale come “oggettiva”, quando invece la morale si connota come “riconducibile a un ordine esclusivamente spirituale, con quanto ciò possa implicare di positivo o negativo; concernente il presupposto spirituale del comportamento dell’uomo, specialmente in rapporto con la scelta e il criterio di giudizio nei confronti dei due concetti antitetici di ‘bene’ e ‘male’”. “Oggettivo” si definisce come “in modo immune da qualsiasi interferenza soggettiva o affettiva”, ma ovviamente un giudizio è soggettivo, in quanto “giudizio” trova il suo perfetto sinonimo in “parere” o “opinione”, dove il primo è definito come “atteggiamento motivato da una interpretazione o da un criterio di valutazione strettamente personale e soggettivo” e il secondo come “ interpretazione di un fatto o formulazione di un giudizio in corrispondenza di un criterio soggettivo e personale” (tutte le definizioni sono tratte dal Dizionario della Lingua Italiana Devoto-oli 2007). La morale quindi non è mai oggettiva, ma frutto di personali e mutevoli idee, impossibili quindi da assurgere a modelli immutabili di comportamento sociale.

Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, al paragrafo 228, si cita  il Discorso al Tribunale della Rota Romana tenuto da Giovanni Paolo II nel 1999, in cui contro le coppie omosessuali si afferma che vi si oppone, innanzi tutto, l’oggettiva impossibilità i far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita (…). E’ soltanto nell’unione fra due persone sessualmente diverse che può attuarsi il perfezionamento del singolo, in una sintesi di unità e di mutuo complemento psico-fisico (…) ”. Come dire che una coppia gay non si amerà mai, non si aiuterà, non si sosterrà reciprocamente, ecc… Le coppie gay sono “grave detrimento per il bene comune tanto che lo Stato, se approvasse tali unioni, entra in contraddizione con i propri doveri”, che io, ammetto, credevo fossero la tutela di tutti i diritti umani per ognuno dei suoi cittadini contro ogni tipo di discriminazione.

Nel documento Considerazioni Circa i Progetti di Riconoscimento Legale delle Unioni Omosessuali del 2003 emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’omosessualità  è definita come “fenomeno morale e sociale inquietante. Si afferma poi che la verità naturale sul matrimonio è stata confermata dalla Rivelazione contenuta nei racconti biblici della Creazione, espressione anche della saggezza  umana originaria per la quale, ricordo io, il mondo è stato creato in 6 giorni, in cui i dinosauri sono stati tratti in salvo da Noè nella sua Arca e in cui gli esseri umani vivevano 900 anni concependo figli con le proprie madri. Certo, è una fonte talmente evidente, di così alta autorità e realtà che non ci resta altro da fare che chinare il capo e accettare tutti i miti ivi contenuti. Si prosegue con “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di dio sul matrimonio”. Finalmente si parla di matrimonio religioso, nel cui campo è vero che la Chiesa è l’unica autorità col diritto di legiferare.  Peccato che subito dopo il documento ricada nell’ambiente civile e laico scrivendo: “Laddove lo Stato assuma una politica di tolleranza di fatto (verso le unioni gay …) sono perciò utili interventi discreti (…) come affermare chiaramente il carattere immorale di tali unioni e (…) bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male. (…) In presenza di riconoscimento legale delle unioni omosessuali (…) è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi forma di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste (…)”. Nonostante non siano assolutamente di sua competenza, la Chiesa vuole il predominio e il potere di legiferare anche sui matrimoni civili, imponendo allo Stato laico la tutela esclusiva delle proprie proposte religiose. Tenta ovviamente di dare giustificazione di tale ingerenza nel paragrafo successivo, il 6, intitolato Argomentazioni razionali contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali”. C‘è bisogno di “considerazioni etiche precise (…) di ordine relativo alla retta ragione. (…) La legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione (…). Ogni legge posta dagli uomini (…) è conforme alla legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto rispetta in particolare i diritti inalienabili di ogni persona”. Si usa in modo arbitrario la definizione di “legge morale naturale”  e si afferma che lo Stato deve garantire “i diritti inalienabili di ogni persona”. Sarà meglio ricordare quali siano questi diritti della persona, in quanto sono stati codificati e sanciti nella Dichiarazione Internazionale dei Diritti Umani nel 1948. Al punto 1 si legge che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.”; al punto 2 si proibisce ogni forma di discriminazione; al punto 7 si dichiara che ogni essere umano è uguale davanti e nella legge; al punto 16 di annuncia che ogni essere umano ha il diritto di creare una famiglia, sposarsi ecc… senza alcun tipo di limitazione o discriminazione ( http://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_Universale_dei_Diritti_dell%27Uomo ). Purtroppo la Chiesa Cattolica non è d’accordo con questi diritti, perché, sempre in quel documento, dice che “le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche (…) all’unione tra due persone dello stesso sesso. I diritti sì, ma solo a chi si adatta alla “legge morale naturale” della Chiesa, escludendo tutte le altre realtà umane che decadono a uno status non tutelato. Perché, si chiede la Chiesa, può essere contraria al bene comune una legge che non impone alcun comportamento particolare, ma si limita a rendere legale una realtà di fatto che (…) non sembra comportare ingiustizia verso nessuno”? Si deve distinguere tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato da quello quale relazione sociale legalmente prevista. Questo “secondo fenomeno (…) finirebbe per comportare modificazioni all’intera organizzazione sociale in quanto la legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a causare l’oscuramento delle percezioni di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione del’istituzione matrimoniale. Ora, diciamo, non è il Matrimonio Gay che svaluta il matrimonio, in quanto, stando agli ultimi dati, sono sempre più le coppie  che rigettano il matrimonio (soprattutto quello religioso) a favore della convivenza. Come sempre, la Chiesa si muove sulla linea della paura: se ammetto una cosa, tutto il resto si distruggerà. Se un “valore morale” è sbagliato si dovrebbe avere l’obbligo etico di modificarlo. L’abolizione della schiavitù modificò completamente tutta la società americana, facendo effettivamente perdere dei “valori morali” e sostituendoli con un nuovo valore ben migliore, quale l’uguaglianza di tutti gli uomini. Non mi sembra una cosa negativa… Si prosegue elencando quelle che pensano essere le motivazioni biologiche e antropologiche per negare le unioni gay: Esse non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana”, affermazione che va contro gli articoli 1, 2, 16 e 19 della Dichiarazione Dei Diritti umani  E poi, quante  coppie sterili esistono al mondo? Si vuole proibire anche a  loro di costituire una famiglia? Ogni donna e uomo che volesse sposarsi dovrebbe essere sottoposti a un controllo di fertilità?! Infine, non mi sembra che i gay non sposati si mettano a procreare per passare il tempo… sposati o meno, non genereranno mai figli nel senso tradizionale del termine.  Per tutte queste “motivazioni”, gli omosessuali decadono dall’essere Esseri Umani e perdono ogni diritto alla famiglia e alla propria autorealizzazione. Si prosegue con le motivazioni di ordine sociale, riassumibili nella seguente frase: “la società deve la sua sopravvivenza alla famiglia fondata sul matrimonio. Non sono riportate né fonti né studi al riguardo. Non c’è documentazione che io abbia trovato a sostegno di questa tesi. Antropologicamente parlando, ci sono miriadi di società che non fondavano la propria sopravvivenza sul concetto di famiglia tradizionale e sono sopravvissute fino ad oggi. Il documento rimarca, poi, che gli omosessuali non hanno diritto ai diritti: ”non si può invocare il principio (…) della non discriminazione di ogni persona. (…) Non sono infatti accettabili se sono contrarie a giustizia”. Prosegue con un elenco di altre motivazioni giuridiche (le coppie gay non garantiscono l’ordine delle generazioni), di ordine sociale, e di ordine legale (che bisogno c’è di legalizzarli se hanno vissuto sempre senza?!). Il testo conclude con un’esortazione ai politici cattolici a fare ostruzionismo contro le proposte di legge che tutelino le coppie omosessuali e il riassunto della posizione veramente umana e caritatevole che ha la Chiesa verso gli omosessuali.

L’ultimo documento che vorrei analizzare è stato redatto dal Pontificio Consiglio per la Famiglia nel 2000, e intitolato Famiglia, Matrimonio e Unioni di Fatto. Il documento attacca tutte le unioni di fatto in ogni loro forma (etero o meno, pacs, didore, ecc) e al capitolo 23 mette titolo  Gravità Maggiore dell’equiparazione del matrimonio alle relazioni omosessuali: Il matrimonio non può essere ridotto a una condizione simile a quella di un rapporto omosessuale, ciò è contrario al senso comune”, lo stesso “senso comune” che 50 anni fa giudicava i neri inferiori agli altri esseri umani o che 1000 anni fa considerava la terra piatta. Penso che questa del “senso comune” sia stata usata anche contro Galileo: “La terra non può girare attorno al sole perché è contrario al senso comune!!!”.

 

2358: se una persona manifesta tendenze omosessuali, deve “unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Difficoltà che, dico io, sono generate solo dalla concezione cattolica dell’omosessualità.

 

2359: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità”. Come se tale concetto dovesse essere ripetuto di nuovo.

Chiesa e Sesso II

Continua il nostro viaggio nel capitolo 6 del Catechismo della Chiesa Cattolica… questa volta si affrontano i capitoli riguardanti la Castità e le sue Offese. Per l’ultima offesa alla castità (l’omosessualità) rimando a un futuro articolo pechè i documenti trovati sono talmente tanti che ho dovuto dividere in due questo articolo. Buona lettura.

LA VOCAZIONE ALLA CASTITA’

 

2337: la castità è “la positiva integrazione della sessualità”.

E’ virtù morale, come recita il Compendio del Catechismo al punto 488, ma in nessun rimando bibliografico ho trovato la definizione di “castità” per la Chiesa. La castità, per il dizionario della lingua italiana Devoto-oli, 2007, è “l’astensione da ogni attività sessuale, o anche da manifestazioni o pensieri che vi abbiano in qualche modo attinenza”. Stando a questo, la positiva integrazione della sessualità è il suo completo riufiuto e diniego… un po’ come dire che la fame sia la positiva integrazione dell’alimentazione.

 

2338: chi è casto “conserva l’integrità delle forze di vita e  di amore (…)”.

Visto che nemmeno qui si specifica cosa significhi o in che modo sia inteso il termine “casto” riporto al definizione del dizionario: “che si astiene dalle esperienze sessuali non consentite dal suo stato”, dove “stato” è inteso come status, voto, educazione.

 

2339: la castità è dominio di sè come perfetta realizazione della “libertà umana”. Per realizzare questo è necessaria “un’integrale e permamente educazione” (Compendio del Catechismo, punto 489) al fine di “liberarsi da ogni schiavitù delle passioni”. Il Gaudium et Spes, al paragrafo 17, ricorda che gli uomini devono esercitare la propria libertà, che “spesso però la coltivano in modo sbagliato quasi sia lecito tutto quel cche piace, compreso il  male”. L’unica libertà che spetta all’uomo, prosegue, è “che cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, aderendo a lui, alla piena e beata perfezione”. L’uomo non ha diritto né possibilità di esercitare la propria libertà in piena autonomia, ma è vincolato a un unico fine. Le passioni, come il male generalizzato, sono contrarie a tale scopo ultimo, che si realizza solo in “casta unione” dei coniugi (Catechismo della Chiesa Cattolica, punto 2349) eliminando, quindi, di ongi sessualità, se non per procreare una progenie. 

 

2340: i mezzi per la castità sono “la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi (…), l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delel virtù morali e la fedeltà alla preghiera”.

 

2341:  la castità è legata alla temperanza, “che mira a far guidare le passioni dalla ragione” (Compendio del Catechismo, punto 490)

 

2342: fondamentale è l’esercizio del dominio di sé “in certi periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità, l’infanzia e l’adolescenza. Il che va contro a qualsiasi studio psicologico fatto in 12 mila anni di storia umana. Studi che mostrano come la soppressione degli impulsi durante l’adolescenza scatenino gravissime turbe psichiche in età adulta, con crisi di identità, impossibilità di rapportarsi con il prossimo e di costruire rapporti duraturi, un’insoddisfazione cronica sessuale, casi di frigidità, repressione psicologica e sessuale,schizzofrenia ecc…. Per citare alcuni testi al riguardo: Psicologia II, di J.Darley, S. Glucksberg e R. Kinchla, ed. il Mulino, cap 17 Psicopatologia; Psicologia, di P. Gray, ed. Zanichelli, cap 12, L’esplorazione sessuale; Trattato di Psicoanalisi, di C. Musatti, ed. Boringhieri, pg 62, 90sg, 105sg, 137sg, 154sg, 161, 219sg, 270, 294, 306sg, 331; Opere, di S. Freud, ed Boringhieri, vol 4 pg 487sg, 504-08, 514sg, 532sg, 539-46, vol 9 pg494-97, 544, vol 10 pg 27-33, 208-16 e 377.

 

2343: la castità è minacciata dal peccato. sesso2

Il peccato, secondo il Familiaris Consortio, al paragrafo 34, è ineluttabile e “non si può togliere il sacrificio  dalla vita familiare, anzi si debba accettare di cuore (…)” sotto un “idonea educazione di sacerdoti, dei religiosi (…) che sono impegnati nella pastorale familiare”… mi chiedo come possano aiutare realmente i coniugi loro che hanno fatto voto di non avere mai una famigliaa né di conoscere mai il sesso. Come si ricorda nel Humanae Vitae di Paolo VI, al paragrafo 28, solo al Magistero della Chiesa spetta il compito di decidere cosa e quale sia la morale. E’ come se un cieco avesse la pretesa di spiegare a un vedente la luce e gli imponesse la propria visione del fenomeno.

 

2344: la castità dev’essere educata dalla Società che, a sua volta, dev’essere modellata sugli standard di morale ecclesiastica. L’uomo, come si dice nel capitolo 25 del Gaudium et Spes, è “già dalla nascita incline al male” e “trova nuovi incitamenti al pecato”: non si può, infatti, negare “che gli uomini dal contresto sociale nel qualevivono e sono immersi fin dalla infanzia, spesso sono sviati dal bene e spinti al male”. E’ quindi compito di coloro che “per vocazione sono i consiglieri e le guide spirituali delle singole persone e delle famiglie (…) esporre senza ambiguità l’insegnamento della chiesa sul matrimonio” (Humanae Vitae, cap 28), nonostante proprio queste persone non abbiano mai sperimentato quello che il matrimonio è.

 

2345: la castità è una virtù morale.

 

2346:  la castità è il dono sincero di sé…anche se è più la negazione del donarsi.

 

2347: la castità “si dispiega nell’amicizia, dove “amicizia” è intesa come “seguire ed imitare colui che ci ha scelti come suoi amici”. Per il Devoto-oli, è “emulazione” e non amicizia.

 

2348: “ogni battezzato è chiamato alla castità”.Se la pratica è esclusiva dei battezzati, on si comprende, allora, perchè coinvolgere tutta la società (punto 2344), che è composta anche di persone non battezzate (circa il 30% in Italia e circa il 70% della popolazione mondiale).

 

2349: esistono diversi tipi di castità: la castità nella verginità e nel celibato consacrato, la castità coniugale e la castità della continenza per chi non è ancora sposato. Esiste, chiaramente, un unico tipo di castità (rinuncia di ogni pulsione e pensiero sessuale), che la Chiesa decide di applicare ad ogni persona in qualsiasi condizione.

 

2350: i fidanzati “sono chiamati a vivere la castità della continenza” per dare “prova” del loro amore. Non conferma l’amore reciproco la negazione della logica e naturale conseguenza del sentimento amoroso, sopratutto se tale privazione non è libera, ma imposta da una congregazione di asessuati senza famiglie, fidanzate o moglie.

 

Le offese alla castità

 

2351: la lussuria è il piacere “ricercato al di fuori delle finalità di procreazione (…)”. Si identifica nuovamente il sesso come metodo di fecondazione, senza alcun altro valore.

 

 2352: la masturbazione, cioè la “eccitazione volontaria degli organi sessuali (…) al di fuori (…) della procreazione umana”.

Nel documento Persona Humana, redatto dalla Congregazione per Dottrina della Fede nel 1975, nel paragrafo 9, si dice: “la psicologia e la sociologia (…) dimostrano che, sopratutto tra gli adolescenti, essa è un fenomeno normale dell’evoluzione sessuale”. La Congregazione tuona, nonostante questi fatti incontroverbilibi: “Questa opinione è contraria alla dottrina e alla pratica pastorale della chiesa cattolica”. Citerei un “Eppur di muove” galileiano. Nonostante per la scienza la masturbazione sia necessaria per uno SANO sviluppo della sessualità umana, la Chiesa resta dell’idea che essa è in realtà “un atto intriinsecamente e gravemente disordinato”, anche se non capiamo dall’alto di che autorità e conoscenza biologica, psicologia e sociologica possa dire una cosa simile (è, del resto, al stessa accusa che muove  contro l’omosessualità, come vedremo poi). Se non abbiamo motivazioni scientifiche per questa posizione ecclesiastica, il documento riporta le cause morali che, evidentemente, devono prevalere anche sulla scienza: “contraddice essenzialmente la sua finalità (…): la procreazione umana”. Le motivazioni che hanno spinto la psicologia e la sociologia a mentire nei loro studi, dando un valore positivo alla masturbazione, si identificano nel “peccato originale, ma anche con la perdita del senso di dio (= ateismo o agnosticismo), la depravazione dei costumi (=l’omosessualità), generata dalla commercializzazione del vizio (= il bikini), la sfrenata licenza di tanti spettacoli (=il bacio gay di Brockbackmountain, fortunatamente censurato dalla Rai) e di pubblicazioni (=penthouse), come anche con  l’oblio del pudore (=far vedere l’ombelico), custode della castità (che, ricordiamo, è l’oblio di ogni pensiero e pulsione sessuale… direi, essere come un ficus)”.

 

2353: la fornicazione, vale a dire “l’unione carnale di un uomo e di una donna al di fuori del matrimonio” e, poche righe dopo “(…)è gravemente contrario (..) alla generazione e all’educazione dei figli”. Si inizia a diventare ripetitivi.

 

2354: la pornografia, che “sottrae all’intimità dei partner gli atti sessuali (…) per esibirli (…) a terzi”. E’ compito dello Stato, ricorda il Compendio del Catechismo al punto 494, impedire “i peccati contro la castità”, anche con “leggi adeguate”. Si deve punire penalmente la fornicazione, le coppie di fatto, i giornaletti osè, la masturbazione, il sesso orale ecc… questo avvenne realmente negli Stati Uniti negli anni …. con conseguenze drammatiche sulla psicologia e ssulla sanità emotiva dei suoi cittadini.

 

2355: la prostituzione, accusando sia la prostituta, perchè “offende la (propria) dignità”, sia chi usufruisce dei suoi servigi, ma solo perchè “viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo” non perchè sfrutta una povera donna.

 

2356: lo stupro, perchè “viola giustizia e carità”, ledendo “il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all’integrità fisica e morale”.

SEsso e Chiesa II

Ecco la seconda parte dell’analisi sulle posizioni della Chiesa Cattolica contro il sesso e i vari derivati. In questo nuovo capitolo parleremo di come la Chiesa intenda la "castità" e come mai la Chiesa solleciti le turbe psichiche e psichiatriche dei suoi adepti con pratiche asessuali condannate da tutti gli psicologi e psichiatri del mondo… quali danni gravissimi provoca negli adolescenti sopratutto?